La rivoluzione del Content Marketing

Content-marketing-lightbulb

Si scrive “contenuto”, si legge “opportunità”

Se hai intenzione di promuoverti sul web, ho una buona notizia da darti: hai un mondo di opportunità per farlo.

Sponsorizzazioni su Facebook, immagini su Instagram, tweet accattivanti, solo per citarne alcune.

Attraverso i social, i blog (tutt’altro che abbandonati) e molte altre piattaforme puoi farti conoscere in innumerevoli modi.

Ma tutti questi non sono che canali di distribuzione: la chiave è ciò che distribuiscono.

La chiave sono i contenuti.

Content-Marketing

Cos’è il Content Marketing?

Immagina questo scenario: sei su Facebook e sei attratto, già dall’anteprima, da un video potenzialmente interessante.

Lo guardi, ti piace (vuoi perché ti fa ridere, vuoi perché ti commuove, vuoi perché ti insegna qualcosa) e… bè, puoi voler fare una delle seguenti cose:

  • vederne altri altrettanto interessanti
  • saperne di più su chi lo ha realizzato
  • “rispondere” all’invito racchiuso alla fine del video (che sia “Lascia un like alla pagina” o “Dona 2 euro per la nostra fondazione”), la cosiddetta call to action

In ogni caso, quel video ha sortito in te un effetto.

Bene, quel video è un perfetto esempio di contenuto.

Un contenuto di qualità, per di più, se è così efficace.

Già, perché quel contenuto ha smosso qualcosa in te spingendoti a realizzare un obiettivo di marketing di chi lo ha realizzato (o commissionato).

Un obiettivo di marketing può essere la lead generation (farsi lasciare un contatto, generalmente un indirizzo e-mail), la brand awareness (far conoscere il proprio marchio), lo spingere a iscriversi a una pagina Facebook o a un canale YouTube (acquisition) o qualcosa di più prossimo alla vendita vera e propria, come l’indurre all’acquisto di un prodotto o servizio.

Quindi il content marketing è una strategia che mira a realizzare obiettivi di marketing attraverso la creazione e la promozione di contenuti.

Semplice da comprendere, no?

Perché il Content Marketing si è affermato con successo?

Aspetta, non ti ho detto una cosa: il content marketing sta andando alla grande.

Lo dimostrano moltissime ricerche, ad esempio quelle di HubSpot, un’azienda che produce numerosi tool per siti web ed è ormai un riferimento nel settore del content marketing:

Content marketing statistics (HubSpot)
(ti consiglio di cliccare sull’immagine per vederla meglio)

In sostanza, quasi la metà dei consumatori visiona dai 3 ai 5 contenuti prima di decidersi ad acquistare, mentre la quasi totalità degli acquirenti B2B gradisce più input in termini di contenuto dalle aziende.

E questi non sono che alcuni dati.

Insomma, ora che sai che il content marketing funziona e che sempre più realtà lo implementano, immagino tu voglia saperne il motivo.

Bè, è semplice: il marketing dei contenuti funziona perché supera i confini della pubblicità tradizionale.

Nel corso del tempo si è creato un senso di sfiducia nei confronti dell’advertising “classico” (spot TV, cartelloni stradali, pagine di rivista e così via), o nel migliore dei casi un effetto di assuefazione.

Ci siamo abituati a riconoscere la pubblicità in quanto tale e, automaticamente, ad esserne refrattari: magari uno spot ci piace anche, ma il nostro coinvolgimento finisce lì. Non sarà per lo spot che compreremo quel prodotto.

Per essere coinvolti (e persuasi) abbiamo bisogno di qualcosa in più.

I  nuovi media hanno cambiato le carte in tavola per quanto riguarda la pubblicità

Da quando potenzialmente chiunque ha avuto la possibilità di realizzare dei contenuti propri qualcosa è cambiato nel paradigma della comunicazione: sono iniziati a fioccare i blog con i rispettivi articoli, video anche “artigianali” in grado di commuovere e di appassionare, tutorial o guide e così via.

Non stiamo qui a ripercorrere la storia dei media (anche se sarebbe interessante!), ma il punto è questo: si è passati dalla logica dell’interruzione (interruption marketing), che “spinge” (push) messaggi di comunicazione che interrompono la fruizione dei contenuti (basti pensare al tipico spot che spezza il ritmo del nostro film preferito in TV), alla logica dell’attrazione (inbound marketing), che invece “tira” (pull) verso di sé attraverso i contenuti stessi.

In una semplificazione un po’ estrema ma a mio avviso efficace potremmo dire che non c’è più distinzione tra contenuto e promozione: un articolo, un video, una infografica è di per sé un contenuto valido (in termini di informazione e/o di intrattenimento), e al tempo stesso crea un legame di fiducia con chi lo emette.

Naturalmente, le “dosi” tra informazione e promozione devono essere saggiamente e cautamente misurate e mescolate: basta pochissimo a tradire l’intento pubblicitario di un contenuto (che comunque non dev’essere occultato come fosse qualcosa di meschino o di cui vergognarsi ma semplicemente ben calibrato).

I contenuti: nuove opportunità creative

Per comprendere meglio il content marketing bisogna capirne il meccanismo: lo scopo non è parlare di sé stessi (o dei propri prodotti) come fa la pubblicità tradizionale, bensì andare incontro agli interessi, alle curiosità e alle necessità del proprio target (o per meglio dire del proprio pubblico), fornendogli tutte le informazioni che possono servirgli attraverso dei contenuti opportunamente realizzati.

Per fare un esempio (viva gli esempi!), se ho un bed & breakfast e voglio promuoverlo non mi metto a fare il classico spot della mia struttura (o meglio: lo posso fare, ma non è questo lo scopo del content marketing). Piuttosto, posso pubblicare articoli con guide alla scoperta delle location più affascinanti facilmente raggiungibili dalla mia struttura. Se sarò bravo, intercetterò gli interessi di diversi turisti (incuriositi dai paesaggi mostrati nelle guide), alcuni dei quali magari decideranno di pernottare proprio al mio b&b.

Creativity (light bulb)

Come puoi intuire, la sfida è quindi attivare il cosiddetto pensiero laterale, cioè intuire creativamente in che modo la tua attività può inserirsi negli interessi, nelle passioni o nelle esigenze del tuo target, e parlare di tali interessi, passioni o esigenze anziché di ciò che vendi.

Alla fine, la parte promozionale dei tuoi contenuti sarà qualcosa del tipo “Ti spiego come si fa/come funziona/cosa ti serve per fare una cosa. Ah, comunque io faccio esattamente questo, o posso aiutarti a fare questa cosa. Se ti serve aiuto, puoi rivolgerti a me”.

Ovviamente la mia è una super-generalizzazione, ma spero ti abbia dato un’idea di come funzioni la promozione attraverso i contenuti.

Ora, però, vogliamo capire un po’ quali sono questi contenuti?

Cosa si intende con “contenuto”?

La definizione di “contenuto” apre un mondo.

Con poco sforzo di immaginazione, possiamo intendere con “contenuto” tutto ciò che si trova in un “contenitore”.

Media-contents

In una accezione un po’ più pertinente al nostro caso, possiamo considerare “contenuto” qualsiasi porzione di testo (scritto, visivo, audiovisivo o in altra forma mediale) che contenga del valore per chi ne fruisce.

Un valore può essere l’utilità o la carica emozionale che il contenuto porta con sé.

Ciò detto, come dicevo, si apre un mondo.

Tieniti forte, perché ad oggi esistono una miriade di tipi di contenuto.

Vuoi fartene un’idea?

Da’ un’occhiata all’ormai famosa tavola periodica del content marketing (realizzata da Econsultancy).

The_Periodic_Table_of_Content_Marketing
(anche qui ti consiglio di cliccare sull’immagine)

Alcuni tra i più tipici formati sono i seguenti:

  • articoli per blog (blog posts)
  • newsletter
  • video
  • ebook
  • infografiche
  • podcast

…ma si può arrivare a cose via via sempre più articolate o che richiedono uno sviluppo più approfondito, come:

  • webinar
  • corsi di formazione
  • app e tools
  • videogames
  • web series

…finanche a film e serie TV vere e proprie: ad esempio Netflix ha puntato tutto proprio sui contenuti (e ci sono alcune cose che puoi fare per essere come Netflix, seppur a modo tuo).

Netflix-tv-screen

Insomma, se vuoi fare Content Marketing hai l’imbarazzo della scelta.

Voglio fare Content Marketing! Da dove inizio?

Complimenti, ottima decisione!

Ora il tuo viaggio non è che iniziato: per fare Content Marketing occorre avere un piano d’azione preciso e dettagliato, senza lasciare nulla al caso.

Dovrai tener conto di diversi aspetti, tra cui:

  • quali obiettivi realizzare
  • a quali personas rivolgerti (avere ben chiaro l’identikit del tuo pubblico)
  • che tipi di contenuto realizzare
  • su quali piattaforme distribuirli
  • quali metriche adoperare per misurarne l’efficacia

Il più tipico modo per iniziare a fare content marketing è aprire un blog sul tuo sito: esso sarà la tua casa digitale, nonché la tua “casa editrice” o “emittente televisiva”, attraverso cui poter pubblicare tutti i contenuti che vuoi, di qualsiasi tipo.

Piattaforme come WordPress e simili consentono infatti di gestire facilmente diversi tipi di contenuto (non a caso si chiamano content management systems), che siano testuali o multimediali.

In aggiunta, puoi pensare a scegliere i social più adatti alla tua attività, in modo da sfruttarli come canali per promuovere i tuoi contenuti.

Ciò che conta più di tutto, in ogni caso, è che devi ragionare come un editore o una media company.

Le aziende, i nuovi editori

Il principio alla base del content marketing è che potenzialmente qualsiasi azienda, attività o anche singolo professionista diventa un editore, un produttore di media.

Pensaci: se scrivi articoli produci informazione in forma scritta, tecnicamente (anche se con scopi diversi) come se scrivessi per una testata online.

Se realizzi un ebook sei come un editore: trattasi di un libro elettronico, ma sempre di un libro, da curare in ogni sua parte (la copertina, i font da utilizzare, l’organicità degli argomenti trattati e così via).

Se realizzi o produci un video sei regista e/o produttore di quel contenuto: decidi cosa raccontare e in che modo, con quale budget e con quale taglio stilistico.

Media-content-director

Insomma, quale che sia la forma dei tuoi contenuti essi dovranno avere una cura editoriale in grado di farti distinguere, che sia per la scelta degli argomenti, per lo stile, per l’aspetto grafico.

In quest’ottica, e sempre rafforzando il concetto secondo il quale il Content Marketing è prima di tutto strategia, converrai che riveste fondamentale importanza stilare un piano editoriale.

Bonus: un esempio di contenuto originale ed efficace!

Ti ho parlato tanto di contenuti, ma vuoi vederne un esempio davvero pertinente, oltre che divertente?

Giusto un paio di giorni fa ho visto su Facebook questo spassosissimo video che sfrutta la popolarità della super-acclamata serie TV Breaking Bad (e la simpatia dei suoi due protagonisti) per promuovere un’attività di beneficenza.

Breaking Bad

To celebrate 10 years, Bryan and Aaron are cooking up something special in the old RV. And YOU could join them! Support two great causes and enter to WIN: http://bit.ly/Cook-With-Bryan-Aaron-You

Slået op af Breaking Bad i Tirsdag den 17. juli 2018

 

Da notare come la verve comica del filmato si mantenga intensa fino alla fine, inclusa la call to action.

Questo è Content Marketing ai massimi livelli!

Ma non sentirti in inferiorità: specie se sei una realtà “piccola”, anche un buon articolo sul tuo blog, o un video accattivante pur senza super-star, può essere un gran pezzo di contenuto!

L’importante è sapere come farlo.

E se non lo sai, On The Rox è qui per questo!

Cosa scrivere sul blog? Scoprilo grazie al piano editoriale

Writer's Block (black and white)

Fa’ la differenza tra un blog professionale e un blog improvvisato

Vuoi sapere come riconoscere un’idea di blog di successo da una destinata a fallire?

Ti faccio un esempio semplice.

Immagina di aver deciso di aprire un bel blog che parla di viaggi: i viaggi sono la tua passione, sei convinto di poterne parlare all’infinito e di trovare sempre nuove idee per i tuoi contenuti.

Il primo mese te la cavi bene, sfornando parecchi articoli.

Il secondo ne scrivi qualcuno in meno, ma nulla di grave.

Il terzo mese inizi a non trovare più così facilmente gli argomenti di cui parlare (anche perché non è che tu riesca a fare un viaggio al mese).

Il quarto mese hai il blocco dello scrittore: pagina bianca e testa priva di spunti.

Ops! E ora?

piano editoriale

Ti assicuro che questo scenario è assolutamente verosimile e frequente.

Ecco: vincere il blocco dello scrittore è uno dei motivi per cui ti serve un piano editoriale.

Va bene, ma cos’è un piano editoriale?

Un piano editoriale è la risposta pronta a molte delle tue future domande.

O meglio: è un set di risposte ad altrettante domande.

Domande come:

  • quali argomenti tratterò sul mio blog?
  • quanti articoli scriverò?
  • quali saranno i titoli dei miei articoli?
  • quando pubblicherò ciascun articolo?
  • a chi mi rivolgerò nella stesura dei miei contenuti?
  • quali obiettivi voglio realizzare con il mio blog?
  • per quali keyword voglio posizionarmi?
  • che tono di voce utilizzerò nel mio blog?

…tanto per citarne qualcuna.

In sostanza, un piano editoriale è un progetto strategico che contiene sia gli obiettivi da realizzare attraverso i propri contenuti sia i metodi, le cadenze e le modalità attraverso cui realizzarli.

Proviene, come puoi intuire dal nome, per l’appunto dall’editoria “tradizionale”, quella della carta stampata: case editrici, redazioni e in generale qualsiasi azienda che produca informazione hanno da sempre avuto la necessità di definire la propria strategia e il proprio “stile” contenutistico.

piano editoriale

Nel web, almeno in quello che funziona, dobbiamo essere tutti editori di noi stessi (dove “noi” sta per professionisti, imprenditori, aziende, brand: qualsiasi realtà che vogliamo promuovere), dobbiamo cioè avere le idee chiare su ciò che andremo a dire, come e quando attraverso i nostri strumenti di pubblicazione.

Non basta aprire un account WordPress (o simili) e dire “Parlerò di [argomento qualsiasi]!”, altrimenti rischi che il tuo blog diventi una raccolta di soli 4-5 articoli.

Ma ci sono altri motivi per cui fare un piano editoriale.

A cos’altro ti serve un piano editoriale?

In ottica di blogging, avere un piano editoriale significa predisporre e pianificare il lavoro da un certo momento ad un altro, consentendo dunque di sapere già cosa andare a fare e quando, senza avere momenti “morti” né incertezze o “buchi”.

Detto in maniera più approfondita, un piano editoriale ti consente di intervenire nei seguenti aspetti.

Conoscere lo stato dell’arte e studiare i competitor

La prima cosa da fare prima di intraprendere qualsiasi iniziativa è studiare il cosiddetto stato dell’arte, vale a dire comprendere a fondo la situazione già esistente, a partire dall’argomento generale fino allo scenario di riferimento, non senza un’approfondita analisi dei competitor.

piano editoriale

Anche l’idea più originale è stata già affrontata da qualcun altro ed è necessario studiare il caso per capire come differenziarsi in maniera vincente.

Non penserai mica di essere il primo ad aver pensato di aprire un sito dedicato ai… gufi con il doposbornia?

Decidere a chi parlare

Oggi tutto il marketing ruota intorno al cliente: è fondamentale dunque sapere precisamente a quale tipo di lettore (che potenzialmente convertirai in lead, ossia contatto, e infine in buyer, ossia acquirente) ti rivolgerai.

Non è sufficiente il vecchio “target”: concettualmente la strada è quella, ma devi scendere più nello specifico immaginando delle vere e proprie persone-tipo (reader personas, ossia il tuo lettore modello) con delle caratteristiche ben precise.

Ti faccio un esempio semplice: parleresti mai ad un bambino di fisica quantistica?

Probabilmente no.

Ma, ammesso che tu lo faccia (la capacità di ascolto dei bambini può essere straordinaria!), gliene parlerai allo stesso modo in cui ne parleresti con uno scienziato? O quantomeno con un tuo collega? Oppure proveresti a mettergli il tutto in termini più semplici (certo, sarebbe una bella sfida!), magari utilizzando mattoncini Lego o la plastilina per aiutarlo a visualizzare certi aspetti?

Insomma, a seconda se parli a tua nonna, a tuo figlio, a un ingegnere o a un farmacista, adegui la tua comunicazione di conseguenza: la stessa cosa la devi fare con il tuo pubblico di riferimento.

In questo modo saprai se utilizzare un tono formale o un tono più informale, a quali necessità sarai in grado di offrire una soluzione e via discorrendo.

Altrimenti i tuoi articoli saranno spari nel buio, nel tentativo di piacere a tutti ma col rischio di piacere solo a te stesso.

Individuare gli obiettivi

Qual è lo scopo della tua attività di blogging?

Questa è una domanda per nulla scontata se decidi di aprire un blog.

Quali risultati vuoi ottenere?

Vuoi aumentare le vendite del tuo negozio e-commerce?

Fare personal branding?

Posizionarti meglio in termini di SEO?

piano editoriale

Questi non sono che alcune possibilità: puoi avere questi obiettivi, una combinazione degli stessi o tutt’altro.

L’importante è sapere cosa vuoi ottenere attraverso il tuo lavoro di buon web writer (o content manager, se a scrivere sono altri) in modo da pianificare la pubblicazione dei tuoi contenuti di conseguenza.

Scegliere le categorie

Una volta individuato l’argomento principale, o macro-argomento, di cui ti occuperai con il tuo blog, il tuo piano editoriale ti aiuterà a stabilire più nello specifico in che modo, dunque in quali categorie, strutturerai i vari sotto-argomenti.

Ad esempio se parlerai di viaggi potrai pianificare di avere più sezioni del tuo blog dedicate ciascuna ad un aspetto più preciso, come (ne butto lì qualcuna quasi a caso) “Città da visitare almeno una volta nella vita”, “Consigli per viaggiare leggeri” e “Cucine esotiche”.

Pianificare i titoli (anche provvisori)

Vuoi mettere la comodità di avere già pronti i titoli dei tuoi contenuti?

Via via che procedi nello specifico, il tuo piano editoriale ti consente ti arrivare fino alla pianificazione dei titoli dei tuoi articoli, così da sapere esattamente di cosa parlerai negli stessi.

Sia chiaro che un titolo è una parte fondamentale di un buon contenuto: secondo le regole del copywriting (Ogilvy docet) esso ricopre addirittura l’80% dell’importanza, praticamente più del contenuto stesso!

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Essendo la prima cosa che il tuo lettore di riferimento leggerà, sarà fondamentale renderlo accattivante: ecco perché di volta in volta dovrai dedicare al titolo definitivo di ciascun post il giusto tempo per trovare la soluzione più azzeccata.

Tuttavia, nulla ti vieta di avere già pronto il titolo “provvisorio” di ciascun contenuto, in modo da sapere con precisione di cosa dovrai parlare in quella occasione.

E da dove lo prendi il titolo provvisorio?

Ma dal piano editoriale che hai creato a monte, naturalmente!

Arrivare a costruire pillar pages e cluster di argomenti

Dalla combinazione dei due aspetti precedenti (pianificazione dei contenuti in base a categorie e dei titoli di ciascun articolo) puoi prevedere di realizzare dei cosiddetti pillar contents, ossia “contenuti pilastro”, vale a dire articoli decisamente più lunghi del solito in cui raggruppare più sotto-argomenti attorno ad un argomento principale (cluster).

Questa è una possibilità che possono avere blog molto strutturati e con una notevole mole di contenuti, ma non è escluso che possa riguardare anche te, se ti occupi di un blog aziendale rilevante o se punti a ingrandirti fino a quel punto.

Avere un piano editoriale ti consente infatti di avere una mappa da seguire, un tracciato che ti consenta passo-passo di arrivare a strutturare i tuoi contenuti in maniera sempre più articolata e approfondita, in un tempo da te stesso definito in base ai tuoi obiettivi.

Piano editoriale vs. calendario editoriale

C’è una piccola precisazione da fare: non confondere il piano editoriale con il calendario editoriale.

Spesso le due espressioni vengono usate come sinonimo, e con una buona approssimazione la cosa può anche andarci bene, ma è bene essere consapevoli che “piano” e “calendario” sono due cose concettualmente distinte, sebbene legate l’una all’altra.

Sostanzialmente, il piano editoriale è tutta la strategia mentre il calendario editoriale è l’organizzazione temporale della stessa.

In altri modi: il piano indica il cosa e il come fare, il calendario invece indica il quando e il chi (se al blog lavorano più persone).

Come strutturare il calendario editoriale?

Spoiler: non c’è una risposta unica.

Il tuo calendario dipenderà dal tuo piano editoriale, e il tuo piano dipenderà dai tuoi obiettivi.

In linea di massima, tuttavia, puoi seguire queste indicazioni.

piano editoriale

1. Definisci la durata del tuo piano

Se hai notato ho sempre scritto “un piano editoriale”, non “il”: questo perché non esiste un unico piano per ciascun blog.

Ogni piano definisce il progetto da eseguire in un tempo definito, al termine del quale subentrerà un nuovo piano.

Solitamente ogni piano per avere una sua efficacia deve puntare quantomeno al medio periodo, meglio se al lungo: quindi pianifica la tua strategia per i prossimi mesi, da un minimo di 4 ad un massimo di 12.

2. Stabilisci quanti contenuti al mese pubblicherai

La SEO premia sia la qualità che la quantità (purché coerente con la qualità e non fine a se stessa), per cui più pubblichi meglio è.

Tuttavia non tutte le realtà sono in grado di sostenere ritmi di pubblicazione forsennati, per cui meglio pubblicare meno e meglio, che tanto e peggio.

Un buon compromesso può essere un articolo alla settimana: due sarebbe ottimo.

Se invece hai più content writer a disposizione puoi spingerti anche fino ad un articolo al giorno, ma ricorda: purché di qualità.

In ogni caso, decidi quanti contenuti pubblicare e riempi il tuo calendario editoriale di conseguenza.

3. Pianifica il tipo di contenuti che pubblicherai

Ok, sai che farai ad esempio quattro articoli al mese: che tipo di articoli saranno?

Puoi prevedere ad esempio che il primo articolo del mese sarà un tutorial, il secondo un approfondimento su un particolare argomento, il terzo una case history e il quarto un commento alla notizia più rilevante del mese.

In questo modo saprai già non solo di cosa parlare, ma anche come variare il tipo di contenuti che affronterai e il modo in cui li offri.

4. Studia l’attualità e gli eventi stagionali o speciali

Altro aspetto fondamentale: l’attualità e la capacità di intercettare i trend del momento.

Quale che sia il tuo tema di riferimento principale, o macro-tema, cerca di agganciarlo il più possibile a ciò che accade al mondo intorno a te… o meglio ancora, alla tua reader persona.

Naturalmente non puoi prevedere l’imprevedibile, ma puoi anticipare alcuni trend basandoti quantomeno sugli eventi che si ripetono ogni anno: il Natale, alcuni concerti o manifestazioni musicali, la notte degli Oscar, il Salone del Mobile di Milano, il Web Marketing Festival, convention legate al tuo ambito di riferimento e quant’altro.

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Un contenuto in grado di parlare di qualcosa che sta accadendo esattamente adesso è sicuramente più fresco e, proprio come il buon cibo di stagione, piace ancora di più.

Quali strumenti usare per un piano (e un calendario) editoriale?

Qui hai una scelta vasta.

Il piano editoriale lo puoi strutturare come preferisci, da una serie di post-it a file Excel (o analoghi fogli di calcolo) molto strutturati, in modo da definire tutti gli aspetti dal generale (l’argomento principale) al particolare (chi si occuperà dello specifico articolo e quando).

Esistono numerosi tool per un piano editoriale efficace e altrettanti strumenti per realizzare un calendario editoriale (cioè per organizzare nel tempo i contenuti del piano).

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Ad esempio uno dei più consigliati (anche da un riferimento del settore quale Neil Patel) è Google Calendar: come dice il nome è un vero e proprio calendario che puoi usare come agenda personale o professionale, nella quale puoi segnare con colori diversi una serie di elementi, ad esempio quali contenuti pubblicare e quando, differenziandoli in base alla categoria e/o alla persona che se ne dovrà occupare.

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Altro strumento utile e consigliatissimo è Trello, che permette di organizzare visivamente (proprio come i classici post-it, ma in versione “2.0”) tutti i tuoi spunti.

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Se invece preferisci un approccio più schematizzato ti suggerisco Coggle, in grado di creare vere e proprie mappe concettuali anche in maniera collaborativa.

Come vedi, di tool per il piano editoriale il web è pieno.

Il piano editoriale organizza la tua creatività

Il piano editoriale ti guida, ti indica la strada, ti aiuta a (ri)trovare le idee.

È la tua mappa, la tua strategia, il tuo progetto, la tua risposta a mille domande.

piano editoriale

Insomma, ti aiuta a organizzare la tua creatività e ad avere a portata di mano mille idee per i tuoi contenuti.

Cosa aspetti a farne uno?

Aumenta le vendite sul tuo negozio online aprendo un blog

E-commerce-acquisti

Hai, gestisci o stai pensando di aprire un e-commerce

E un blog ce l’hai?

Bè, considera di aprirne uno.

Non è un caso se molti dei migliori siti e-commerce hanno una sezione blog in supporto al loro commercio online.

Perché? Te lo spiego subito.

1. Branding: aumenta e migliora la tua reputazione

D’accordo, se sei un pesce piccolo forse parlare di brand è un po’ prematuro, ma il principo della reputazione vale comunque: è importante occupare la posizione numero 1 nella mente dei tuoi potenziali consumatori.

Un blog per il tuo e-commerce ti aiuterà a farlo, poiché pubblicando contenuti su tale piattaforma potrai tirar fuori la tua personalità aziendale, distinguerti per il tuo tono di voce unico e per i tuoi punti di vista e valori espressi attraverso le tue parole, le tue infografiche, i tuoi riferimenti.

Inoltre, offrirai ai tuoi tuoi consumatori un approdo ottimale dove potersi confrontare direttamente con te e, nel caso, gestire possibili criticità, cosa che a sua volta migliorerebbe la tua reputazione.

Sulla gestione della criticità ci rivediamo tra qualche rigo.

2. SEO: puoi farti conoscere meglio da Google

A Google piacciono i blog, questo è un fatto.

O meglio: piacciono i blog ben realizzati, e con ben realizzati si intende – tra le altro cose – con contenuti in generosa quantità e, soprattutto, di buona qualità, vale a dire utili e coerenti, con le giuste parole chiave (keywords) inserite laddove opportuno.

A contribuire ad una buona SEO, infine, è la freschezza dei contenuti stessi: che siano aggiornati, ripescati, navigati, vivi.

Google scritto con luci al neon

Se pensi di realizzare un blog per il tuo sito di e-commerce sei quindi sulla buona strada, poiché ogni articolo sarà una nuova occasione per:

  • inserire parole-chiave al fine di migliorare il tuo posizionamento
  • approfondire gli argomenti che tratti, rendendo il tuo sito un’enciclopedia di contenuti coerenti tra loro
  • inserire link interni per favorire il traffico utile e tenere a bordo i tuoi visitatori il più a lungo possibile
  • “rinfrescare” i tuoi contenuti già pubblicati aggiornandoli quando opportuno

Insomma, se hai un blog a Google piaci di più, dunque più gente riuscirà a trovare il tuo sito di vendita online.

3. Customer care: puoi rispondere ai vari “Il mio prodotto non funziona!”

Un blog consente al tuo sito di commercio online di fornire un ulteriore servizio di assistenza diretta alla community dei tuoi consumatori.

Immagina un cliente che ha ricevuto un articolo difettoso, o che ignaro del corretto funzionamento lo ritenga tale.

Dove pensi che andrà a sfogarsi?

Potenzialmente ovunque, specie se non saprà come comunicare direttamente con te.

D’accordo, potrebbe inviarti una e-mail, ma intanto le tracce del suo malcontento rimarrebbero e nessuno conoscerebbe l’esito delle soluzioni da te diligentemente proposte.

Invece se consenti di pubblicare commenti sul tuo blog potrai rispondere in tempi ragionevoli a qualsiasi critica, avendo addirittura la possibilità ribaltare lo scenario mostrando intraprendenza e originalità nel proporre soluzioni.

Poniamo ad esempio che il tuo e-shop si occupi di vendere scarpe sul web, e che un tuo acquirente abbia ricevuto una scarpa del colore sbagliato.

Anziché lasciarlo in giro a sbraitare in anfratti digitali a te sconosciuti puoi offrirgli la possibilità di esprimersi sul tuo blog.

Una volta che hai letto e compreso la sua criticità, potresti decidere di inviargli un buono sconto, o addirittura un altro paio di scarpe (compatibilmente con i costi che puoi permetterti), per renderlo nuovamente felice.

Customer care (hands shaking)

Ovviamente, comunicando tutto questo con un bel commento a quello contenente il suo sfogo: in questo modo la tua cortesia sarà visibile a tutti, i quali, rassicurati dalla professionalità del tuo comportamento, saranno più propensi a fare acquisti sul tuo negozio online.

4. “How to”: puoi dare consigli al tuo pubblico (e invogliarli all’utilizzo dei tuoi prodotti)

Una grande opportunità da sfruttare con un blog è il poter nutrire il proprio pubblico con contenuti che facciano venire voglia di usare i tuoi prodotti.

Mi spiego: non bisogna promuovere in senso tradizionale (se il tuo lettore annusa che c’è un intento marchettaro dietro, può essere la fine), bensì fornire idee, suggerimenti e guide interenti all’ambito in cui ti inserisci, o ad un ambito attinente alla tua attività e-commerce.

Ad esempio se vendi articoli di bigiotteria potresti sfornare guide sugli ornamenti più in voga questa estate, sugli abiti da abbinare, su idee regalo durante le Feste e via discorrendo.

Non dici “Compra i miei prodotti”. Dici “Guarda quante cose puoi fare con prodotti simili a quelli che vendo!”.

In questo modo non ti imponi ma ti proponi, lasciando al tuo lettore-visitatore la possibilità di scegliere.

Se il lettore si affeziona a te, alle tue vulcaniche idee creative e ai tuoi suggerimenti (complice una scrittura accattivante dei tuoi contenuti), sta’ certo che sarà molto più propenso a passare alla sezione shop del tuo sito.

5. Storytelling: puoi appassionare con le tue storie

Sai cosa vende più tutto?

Le storie.

Oggi più che mai non si vendono prodotti ma le storie legate a quel prodotto.

Che tu ne abbia sentito parlare oppure no, lo storytelling è la tecnica di comunicazione più efficace in qualsiasi ambito: in poche parole, è la capacità di attrarre, coinvolgere e creare un legame emotivo attraverso il racconto di ciò che sei, dei valori che vuoi trasmettere, finanche all’idea di vita che vuoi proporre.

Online Storytelling (happy people before a laptop)

Non vendo un pezzo di pane: racconto la storia di un uomo che rimboccandosi le maniche ha trasformato un rudere abbandonato in un forno in grado di sfornare ogni giorno delle pagnotte fragranti. Non compri il mio pane: compri il valore che esso rappresenta, in questo caso il duro lavoro e la volontà di far rinascere spazi altrimenti lasciati a se stessi.

Questo è solo un esempio improvvisato al volo, ma spero tu abbia afferrato il concetto: lo storytelling non serve a raccontare balle, ma a comunicare valori.

Cosa c’entra questo con il tuo blog?

Bè, il tuo blog è la tua biblioteca, il tuo cinema o la tua TV personale: attraverso i tuoi articoli (ma anche i tuoi video, podcast, infografiche e quant’altro) potrai raccontare tutte le storie che vuoi e, se sarai bravo, intercetterai un pubblico con la tua stessa filosofia di vita, che quindi sarà felice di acquistare i tuoi prodotti–pardon, i tuoi valori.

6. Esclusive: puoi far sentire speciale il tuo pubblico

“Sei il primo a cui sto per dire questa cosa”.

Quando qualcuno ti dice questa frase non ti senti almeno un po’ speciale?

Ecco: a tutti piace sentirsi speciali.

Se vuoi far sentire speciale il tuo pubblico puoi usare il tuo blog per comunicare notizie in anteprima, per fornire contenuti esclusivi come omaggi o buoni sconto, o ancora per lanciare iniziative per le quali i tuoi follower più fedeli saranno avvantaggiati.

Special-gift

Questo perché, ovviamente, il tuo blog e-commerce è casa tua: puoi decidere tu cosa farne.

Le esclusive e le anteprime (comunicate attraverso il blog) sono un’ottima opportunità per creare ulteriore empatia e confidenza con il tuo pubblico.

Apri il tuo blog e-commerce!

Insomma, se ti stai dedicando alla creazione di un sito e-commerce o se hai o gestisci già un negozio sul web, il consiglio di On The Rox è di integrare subito sul tuo shop online un bel blog da coltivare con contenuti interessanti per attrarre, informare, colpire e coccolare il tuo pubblico.

E in buona sostanza portarlo ad acquistare i tuoi prodotti, naturalmente, poiché sappiamo che è quello il tuo obiettivo.

Altrimenti che agenzia di marketing saremmo?