5 motivi per cui a Google piace il tuo blog aziendale

Il tuo sito web senza un blog aziendale è come un negozio che nessuno conosce.

Immagina di avere un bel negozio curato nei minimi dettagli, dalla vetrina all’arredamento interno, fino alla disposizione dei prodotti.

Magari hai investito un bel po’ di capitale nella struttura, affidandoti a interior designer specializzati, visual merchandiser e altri professionisti del settore.

Il problema è che non entra mai nessuno.

Semplicemente perché nessuno sa che esisti.

Perché un blog aziendale è un’occasione preziosa

È importante avere un blog aziendale interno al tuo sito se vuoi promuovere online la tua attività.

Il corporate blog ti consente moltissime cose: distinguerti attraverso la tua voce, il tuo punto di vista, le tue storie, i tuoi valori esplicitati nelle parole dei tuoi articoli.

blog aziendale

Il blog è per la tua azienda una sorta di emittente televisiva tutta tua, una piattaforma della quale sei il padrone di casa. Puoi pubblicare tutti i contenuti che vuoi, in forma testuale ma anche video, audio e quant’altro, incorporando ad esempio i player di YouTube, iTunes e simili.

Immagina un sito vetrina, bello quanto vuoi ma fermo lì, sempre uguale a se stesso, come un negozio senza titolare né commessi. E immagina un negozio nel quale invece poter avviare una conversazione con potenziali clienti.

Anzi, già al di fuori del negozio, invogliando ad entrare.

Ecco: un blog è  l’invito ad entrare nel tuo negozio.

Ti spiego perché.

1. Più occasioni per le tue parole chiave

Da quando esistono i motori di ricerca e soprattutto da quando Google ne è diventato il re indiscusso, tutto ruota intorno a delle entità mistiche e preziose chiamate keywords (parole-chiave in italiano).

Scherzi a parte, non c’è nulla di mistico in questo: è piuttosto comprensibile che se un sito vende articoli sportivi in esso vi saranno parole come “sport”, “pallone da basket”, “ginocchiere” e via discorrendo.

blog aziendale

Il punto è che un sito-vetrina, ammesso anche che abbia una sezione e-commerce, una volta fatto e “mappato” da Google non ha molte altre occasioni di rifarsi. E sai quanti siti di articoli sportivi esistono?

Se ti sei “giocato” le parole chiave nella home page, nella pagina “Chi siamo” o nella descrizioni dei prodotti, ad esempio, non puoi più utilizzarle poiché… bè, il sito è “finito”.

Invece un blog aziendale interno al tuo sito è un’occasione per l’ottimizzazione del tuo sito web: alla SEO piace se, in maniera coerente al tuo ambito (nel nostro esempio lo sport), nei tuoi articoli parli di “sport”, “palloni da basket”, “ginocchiere” e quant’altro.

Se scrivi tanti articoli ad esempio sulla storia del pallone da basket o sulle ginocchiere più resistenti hai più occasioni – più spazio – per riempire organicamente il tuo sito di parole chiave pertinenti.

Questo aiuta moltissimo il tuo posizionamento sui motori di ricerca.

2. Ti consente di sfruttare la “coda lunga”

Come posizionarsi nei settori con molta competizione?

Con parole chiave più specifiche!

Per il principio della coda lunga, conviene concentrarsi meno sulle parole chiave più utilizzate (esempio: “pizzeria”) e più su quelle parole che solo determinate nicchie cercheranno (ad esempio “pizzeria per vegani a Sorrento”).

blog aziendale

Questo, rimanendo nell’esempio, significa che la tua pizzeria tradizionale dovrà convertirsi a pizzeria per vegani?

Non necessariamente. Potrai includere però nel tuo menu qualche prodotto per vegani, e parlarne nel tuo blog aziendale. Puoi scrivere qualche articolo sulla cucina vegana, su come sia sempre più diffusa, sui valori su cui si basa, e cogliere l’occasione per inserire parole chiave inerenti.

E magari farai venire l’acquolina in bocca al potenziale lettore (vegano), che incuriosito dal tuo articolo potrà decidere di venire a provare le tue pizze vegane!

L’esempio si applica in innumerevoli altri settori: per individuare delle nicchie di riferimento basta studiare le parole chiave di coda lunga correlate a quelle principali e il modo di utilizzarle in maniera coerente alla tua attività.

3. Aumenta il traffico qualificato attraverso i link interni

Su un sito vetrina entri, dai un’occhiata e te ne vai, specie se non c’è una sezione e-commerce.

Questo ti rende poco interessante agli occhi di Google, che premia invece i siti sui quali il visitatore rimane più a lungo possibile, abbassando il cosiddetto “tasso di rimbalzo” (bounce rate), cioè l’effetto “entro sul sito, esco dopo pochissimi secondi”.

Come ridurre il bounce rate?

Ad esempio con articoli interessanti che si rimandino l’uno all’altro attraverso link interni, invitando a continui approfondimenti.

E dove si troveranno questi articoli?

Ma sulla sezione blog, che domande!

4. Ti rende un riferimento nel tuo settore e genera link in ingresso

Immagina di avere un dente che inizia a dondolare.

La cosa è normale (e, per quanto mi riguardava, divertente!) se sei ancora un bimbo. Se bimbo non sei più, qualche domanda probabilmente te la fai.

E la fai a Google, magari digitando “i denti si muovono, come fare?”.

Ed ecco che il motore ti fa comparire tra i risultati principali un bell’articolo articolo approfondito sulla parodontite, scritto sul blog di uno studio dentistico specializzato.

Ammettilo: non proveresti un senso di riconoscimento nei confronti di quello studio medico che ti ha offerto il suo sapere senza chiedere nulla in cambio?

Non ne riconosceresti l’autorevolezza?

Bene: è esattamente quanto accaduto allo Studio Dentistico Cozzolino, uno dei migliori esempi di blog aziendali di successo.

Insomma, se attivi un blog aziendale nel quale metti in luce la tua competenza, col tempo potresti diventare un faro nella notte per chiunque cercasse informazioni.

Questo potrebbe portare anche altri siti del tuo ambito a linkare al tuo blog, per approfondimenti, attraverso i cosiddetti backlinks.

E a Google piacciono i backlinks di qualità.

5. Migliora la tua customer care

Un blog aziendale è anche un’occasione sia per anticipare le domande dei tuoi clienti (effettivi o potenziali che siano), sia per rispondere attivamente ad esse.

Nel primo caso, puoi prevedere le curiosità dei tuoi prospect attraverso articoli scritti come risposta a potenziali domande inerenti a ciò che offri, o puoi anche suggerire moltissimi usi dei prodotti che vendi.

Nel secondo caso, puoi rispondere ai commenti dei tuoi visitatori interagendo con loro in maniera diretta, fornendo assistenza in maniera alternativa ai classici call center, telefonate o e-mail.

blog aziendale

In ogni caso, se hai fatto un buon lavoro, quando un tuo cliente cercherà su Google una domanda che hai previsto avrà più chance di trovare l’articolo del blog inerente, dopodiché potrà direttamente chiedere ulteriore assistenza attraverso i commenti.

Mica male, vero?

Cosa aspetti?

Inizia al più presto a creare un blog aziendale di successo!

blog aziendale

Copywriting, ovvero come scrivere testi che chiunque leggerà

Copywriters (Mad Men)

Se vuoi promuoverti sul web non puoi ignorarlo: è il copywriting e ti sto per spiegare come si fa

Hai un nemico ogni volta che scrivi qualcosa su internet: tutto il resto di internet.

La soglia di attenzione sul www è estremamente bassa e la concorrenza altissima: pensa anche solo al flusso di contenuti che ti scorrono davanti ogni volta che accedi a Facebook. Non ti metti mica a guardare o leggere ogni singola cosa, vero?

Ci sono alcune cose che catturano la tua curiosità, altre invece no.

E questo vale per ogni altra cosa: quando effettui una ricerca su Google, quando vedi l’anteprima di un video, quando controlli la tua casella e-mail.

Come fare dunque?

Esiste una tecnica per catturare l’attenzione del tuo pubblico?

Ma certo!

È il copywriting e d’ora in poi non avrà più segreti per te.

Direttamente dalla pubblicità

Copywriting è una parola inglese e significa scrivere (writing, dal verbo to write) il copy.

Cos’è il copy?

Il copy è il testo di un qualsiasi annuncio pubblicitario, sia esso cartaceo (ad esempio un cartellone o una pagina di rivista) che audiovisivo (il tradizionale spot televisivo o radiofonico).

Quindi il copywriter è colui che scrive i testi pubblicitari.

Hai mai visto Mad Men?

Bè, il carismatico Don Draper è anzitutto un copywriter: il suo compito in ogni puntata è ideare la strategia comunicativa adeguata per pubblicizzare il prodotto, il servizio o il brand del cliente di turno.

Copywriting (Mad Men)

Va bene, tecnicamente Draper è un direttore creativo: sta a un livello superiore ed è colui che coordina sia i testi che la parte grafica (che spetta all’art director). Ma non puoi essere un direttore creativo se non sei anche un copywriter, poiché il messaggio funziona solo se testo e visual lavorano insieme.

Non hai mai visto Mad Men?

Fallo: oltre ad essere un gioiello televisivo può essere di grande ispirazione per chi lavora in comunicazione e marketing.

Il copywriting e il web: non solo pubblicità

Ti do una notizia: sul web dovremmo essere tutti un po’ copywriter.

Specie (ma non solo) se hai obiettivi di marketing, qualsiasi contenuto tu stia realizzando affinché sia letto, guardato o ascoltato dovrebbe essere scritto seguendo i principi del copywriting, o almeno avvicinarvisi.

Anche se non vuoi direttamente “vendere” qualcosa vuoi comunque catturare l’attenzione, coinvolgere, persuadere, suscitare una reazione nel lettore: altrimenti che scrivi a fare?

Certo, c’è ancora spazio per la scrittura libera e creativa (magari su un blog personale che più personale non si può), ma se in questo preciso momento sei sul sito di una web agency probabilmente ti interessa comunicare al fine di promuovere la tua azienda o la tua attività, giusto?

Sono anni ormai che si parla di come la pubblicità tradizionale abbia subito un profondo slittamento dai meccanismi “push” (spingere) a quelli “pull” (tirare): se prima la logica era quella dell’interruzione (interruption marketing), esattamente come lo spot che viene sparato a milioni di spettatori durante il proprio programma televisivo preferito (di fatto interrompendolo), oggi l’inbound marketing è esattamente l’opposto, vale a dire che è il tuo stesso pubblico, unico e specifico, a venire da te se gli proponi contenuti interessanti, contenuti che sono ben più di una semplice marchetta.

Copywriting - Texts to sell

Ecco ad esempio perché ti serve il copywriting:

  • per far sì che le tue e-mail vengano aperte e lette fino alla fine
  • perché vuoi che i tuoi post su Facebook raggiungano il massimo grado di engagement
  • per scrivere una landing page che converta
  • perché vuoi che il tuo video sia guardato fino all’ultimo secondo
  • per preparare un preventivo chiaro e convincente
  • perché… (riempi con altre mille opzioni)

Insomma, sul web ogni testo che abbia degli obiettivi specifici deve diventare un copy, vale a dire un testo persuasivo o coinvolgente.

Una guida minimalista per avvicinarti al copywriting

Non voglio peccare di eccessiva modestia, ma sul copywriting sono stati scritti da decenni fiumi di pagine, prima cartacee poi anche digitali: non sarà certo un singolo articolo a insegnarti tutto quello che c’è da sapere.

Però un singolo articolo può aprirti gli occhi e fornirti tutti i principi basilari per costruire le fondamenta del tuo copywriting, così che già alla fine di questa lettura tu possa iniziare a scrivere diversamente e ad ottenere già qualche primo beneficio. Dopodiché potrai approfondire anche per tutta la vita: il copywriting non si finisce mai di imparare.

Sei pronto?

Iniziamo con l’intercettare il pubblico giusto!

1. Segmenta il tuo pubblico

Lo ammetto: nel titolo principale di questo articolo mi sono preso una piccola libertà.

L’obiettivo di un buon copywriter non è rivolgersi a tutti, ma scrivere (potenzialmente) al proprio target.

Se ad esempio stai scrivendo i testi delle schede informative dei prodotti che vendi sul tuo sito e-commerce devi avere chiare in mente chi saranno le tue buyer personas (ricordi? ne parlavo nell’articolo sulle strategie di blogging di successo).

Se vendi scarpe da donna, per dire, potrebbe non interessarti intercettare l’attenzione degli uomini. Dico “potrebbe”, perché tutto è possibile… ma ci torno su tra poco.

2. Pensa al tuo obiettivo

Qual è lo scopo del testo che stai scrivendo?

Quale reazione vuoi suscitare nella buyer persona che leggerà (detta per l’appunto anche reader persona)?

Vuoi vendere un determinato prodotto scrivendone la scheda descrittiva?

Hai bisogno di esortare a compilare un form?

Miri a stuzzicare l’acquolina del tuo lettore con un bell’ebook pronto da scaricare con un click?

Desideri vendere scarpe da donna… ma agli uomini, in modo che possano regalarle alle dolci metà in occasione di qualche ricorrenza speciale? (Hey, ecco l’esempio di cui parlavo alla fine del punto 1! Anche se io non mi azzarderei mai a prendere iniziativa su modello e colore di un paio di scarpe per qualsiasi fanciulla…).

Devi avere ben chiaro il tuo scopo e strutturare il testo secondo una strategia per conquistare il tuo lettore modello (ah, il buon vecchio Umberto Eco!), che poi sarà anche il tuo acquirente o cliente potenziale se stai promuovendo un prodotto o servizio.

Immagina di condurlo passo passo, una parola alla volta, nel suo viaggio che lo porterà a convertire, ossia a realizzare il tuo obiettivo di marketing.

Sul concetto di “passo passo” ci rivediamo tra un paio di punti, ma prima imprimiti nella tua mente da copywriter che…

3. Il titolo è l’80% del tuo investimento

Non lo dico io ma il grande David Ogilvy, uno dei più rivoluzionari advertiser della storia della pubblicità:

“Quando hai scritto il tuo titolo, hai speso 80 centesimi del tuo dollaro [di investimento]”

E se lo dice Ogilvy puoi credergli!

Il succo è che il titolo, headline in inglese, è l’elemento più importante di qualsiasi copy. Secondo Ogilvy l’80% dell’importanza di un copy risiede nel titolo, mentre il resto (anche se molto più lungo) conta “solo” il 20%.

Copywriting-What-people-read-David-Ogilvy

Nella pubblicità tradizionale la headline è la linea di testo (perché solitamente è breve), detta anche claim, che “domina” l’immagine, : è la frase che sintetizza il beneficio del prodotto che pubblicizza, vuoi in maniera informativa (“Più bianco non si può”), vuoi in maniera seduttiva (“Il piacere senza il peccato”), vuoi in maniera retorica e ammiccante (“Cosa vuoi di più dalla vita?”).

Solitamente varia da campagna a campagna a seconda dell’obiettivo specifico, a differenza del payoff che invece “chiude”, rafforzandone l’identità, il nome di un brand (esempio: “I’m lovin’ it”).

Nell’ambito web, l’headline può essere un sacco di cose: anzitutto, ovviamente, il titolo di un articolo, ma anche il titolo di un video, di una puntata di un podcast, di una home page, o ancora l’oggetto di una e-mail o, prendendo in prestito direttamente dalla pubblicità classica, il claim che accompagna una immagine per un social network, o magari l’intestazione (testuale e grafica) della pagina stessa.

Insomma, se hai un buon titolo hai fatto già l’80% del tuo lavoro di buon copywriter.

Ma non pensare che quel 20% si scriverà da solo…

4. Ogni rigo deve condurre al successivo

Se credi che una volta selezionato un contenuto da guardare o leggere l’obiettivo del copywriter sia stato raggiunto ti sbagli di grosso: catturare l’attenzione è solo il primo passo, l’altra sfida è mantenerla il più possibile fino alla fine.

Ricordi quando nel punto 2 parlavo di viaggio del lettore?

Un buon copy deve essere una storia appassionante che faccia sentire protagonista chi lo legge, avvicinandolo già dal titolo (e torniamo al punto 2!).

Non devi dare mai per scontato che il tuo lettore prosegua fino alla fine: devi sempre impegnarti affinché arrivi un po’ più in là rispetto a dove già è, e per farlo devi organizzare il testo in maniera scorrevole, scrivendo in maniera semplice, fornendo le informazioni principali il prima possibile e concedendo degli approfondimenti più avanti.

Devi alternare frasi lunghe e frasi corte in maniera sapiente, senza mai cedere ai cosiddetti muri di testo (sul web siamo tutti più pigri, nessuno escluso!), e rendere il tuo scritto esteticamente gustoso attraverso grassetti piazzati in maniera oculata, elenchi puntati e concentrando il più possibile i concetti chiave a inizio frase o paragrafo.

A girl reads a book

Fa’ questo esercizio: se hai un testo lungo dividilo in paragrafi, poi in sotto-paragrafi e infine in capoversi. Poi prova a sintetizzare ogni capoverso in frasi sempre più brevi e, possibilmente, accattivanti, che incuriosiscano a leggere quella successiva.

In questo modo avrai snellito di parecchio il testo iniziale e lo avrai reso più avvincente.

E ti sarai esercitato nella sintesi, un talento da sviluppare assolutamente se vuoi essere un copywriter efficace, poiché…

5. Meno spazio hai più devi essere bravo

Proprio così.

Sul web ci sono spazi in cui puoi essere più libero e spazi in cui hai limiti maggiori, ma in ogni caso non dovresti mai lasciarti prendere troppo la mano.

Un copy efficace sfrutta nel migliore dei modi lo spazio disponibile.

Che poi è un po’ la logica che ha reso celebre Twitter, no?

Che siano gli attuali 280 o gli “storici” 140, Twitter “costringe” al copywriting: se vuoi che il tuo tweet lasci il segno devi centellinare ogni lettera, virgola o spazio.

Questo vale anche al di fuori: un cartellone pubblicitario non ha mai troppe scritte, un articolo promozionale all’interno di una rivista può avere un bodycopy (cioè il corpo del copy, la parte più sostanziosa) più generoso, ma comunque l’attenzione del lettore è una risorsa che non va mai sprecata, quindi ogni parola va centellinata.

Attenzione! Sintesi non vuol dire taglio netto: si tratta invece della capacità di trovare soluzioni linguistiche diverse per esprimere lo stesso concetto. Dico una sciocchezza: “Paolo fa il ristoratore specializzato in pizze, e non perde occasione di spostarsi in posti diversi” si potrebbe sintetizzare in “Paolo il pizzaiolo ama viaggiare”, senza smarrire per strada alcun concetto.

Guarda che straordinario esempio di sintesi concettuale in questo poster, in cui naturalmente la parte visual gioca un ruolo fondamentale: il logo di Volkswagen occupa un solo spazio per due lettere, inglobando sia la V che la W, e il copy fa di questo una metafora dell’efficienza dell’azienda.

Copywriting-VolksWagen-poster

Fa’ quest’altro esercizio: scrivi per esteso il concetto che vuoi esprimere, senza omettere nulla, poi sforzati di cesellare il testo affinché lo stesso messaggio sia condensato in una frase più breve.

Anche perché sul web ogni parola, specie ogni keyword, conta, come insegna la…

6. SEO

(Pen)ultima ma non ultima… la SEO!

Non pensavi mica che ce ne fossimo scordati, vero?

Sul web pressoché ogni cosa passa per i motori di ricerca, per cui è importante scrivere i propri contenuti (almeno quelli che hanno una posizione “fissa”, ad esempio articoli di blog o pagine di siti) tenendo ben presenti i principi della cosiddetta Search Engine Optimization, ad esempio studiando le parole chiave da inserire e la coerenza dei propri testi.

SEO-Scrabble-letters

Non sai cos’è la SEO o come si scrive in tale ottica?

Niente paura: per tua fortuna abbiamo spiegato facilmente la SEO in 7 punti, così anche i tuoi contenuti faranno bella figura con Google!

E non dimenticare lo snippet di anteprima, ossia ciò che compare nei risultati di una ricerca: può fare la differenza tra un click o uno scroll, per cui si tratta di un ottimo esercizio di sintesi – e di una bella sfida – per qualsiasi web copywriter!

7. Osserva e impara dagli altri

In altre situazioni avrei scritto questo consiglio come bonus, ma a mio parere in questo caso l’osservazione analitica e, di fatto, lo studio del già esistente rende il tuo copywriting sempre più efficace.

Lo studio può avvenire in due modi principali:

  • fonti teoriche (che poi solo teoriche non sono mai), vale a dire libri sul copywriting o siti web di copywriter affermati (che a loro volta pubblicano centinaia di articoli istruttivi)
  • copy già esistenti

Per quanto riguarda i libri, te ne consiglio due fondamentali al volo: Il Mestiere di Scrivere, di Luisa Carrada (che è anche un blog), e, se mastichi l’inglese, la pietra miliare di Robert W. Bly The Copywriter’s Handbook.

The-Copywriter's-Handbook-by-Robert-Bly

Per quanto riguarda i blog, a parte quello di Carrada c’è una fonte inesauribile di risorse per gli aspiranti copywriter o anche quelli più affermati che vogliono ulteriormente specializzarsi: ad esempio PennaMontata, dell’esperta in tono di voce Valentina Falcinelli.

Ma ci sono moltissime altre fonti, come – tieniti forte – questo monumentale articolo su CopyHackers (un nome, un programma, a proposito di copy anche nella scelta di un dominio accattivante), una vera e propria enciclopedia ipertestuale su tutte le possibili formule di copywriting vincenti.

Per il resto, guardati intorno: il mondo è pieno di pubblicità e di testi persuasivi, sia online che offline. Il lato positivo per un copywriter? Non hai che l’imbarazzo della scelta!

Studia i cartelloni, gli spot, le newsletter, le pagine di rivista che ti attraggono, ti seducono, ti convincono di più.

Insomma, impara dai copy che avresti voluto scrivere tu.

E guarda qualche puntata di Mad Men, credimi.

Parola di copywriter.

9+1 strategie di blogging che ti porteranno al successo

Team batte i pugni in segno di successo

Oh, ti abbiamo talmente parlato dell’efficacia del blogging per promuovere la tua attività che ora non vedi l’ora di mettere mano a un CMS, dico bene?

Prima di cimentarti con l’apertura di un blog, però, faresti meglio ad elaborare una strategia da seguire, in modo da orientare tutti i tuoi sforzi al miglior risultato possibile.

Per tua fortuna, noi di On The Rox abbiamo preparato per te ben 9 consigli su come pianificare una strategia di blogging efficace, così che tu non debba impazzire elaborandole ex novo.

Un consiglio prima dei consigli? Salvati questo articolo tra i preferiti, così da averlo sempre a portata di sguardo.

1. Identifica gli obiettivi della tua attività di blogging

La prima cosa da fare quando stai per darti al blogging serio è chiederti per cosa lo stai facendo.

Davvero: cosa vuoi ottenere attraverso un blog?

Vuoi incrementare le vendite di un determinato prodotto o servizio?

O forse aumentare la notorietà del tuo brand?

O vendere specifici contenuti premium?

Obiettivi di marketing

Le finalità possono essere molteplici: individua quella o quelle che vuoi perseguire.

Un principio da tenere a mente (che non abbiamo inventato noi di On The Rox) è questo: ogni articolo del tuo blog deve giocare un ruolo nella tua strategia complessiva di lungo termine.

2. Fa’ l’identikit del tuo pubblico

Buyer personas e reader personas, hai presente?

No? Te lo spiego subito.

Un aiuto da Umberto Eco

Umberto Eco, uno dei massimi teorici della semiotica (tra le altre cose), descrive il lettore modello come il lettore che un autore immagina durante la stesura di un testo, e che quindi orienterà il modo stesso in cui quel testo viene scritto.

Ecco: una tua buyer persona è uno dei tuoi clienti modello, un interlocutore ipotetico al quale ti rivolgi al fine di proporgli un tuo servizio o prodotto (che speri lui alla fine acquisti: ecco perché “buyer”, dal verbo inglese “to buy”).

Essendo un blog uno strumento principalmente (ma non esclusivamente) testuale, si parla nello specifico anche di reader persona (al plurale personae, alla latina, o personas, all’anglosassone): egli (o ella) sarà un “personaggio” che ha le caratteristiche che tu immagini per il tuo pubblico ideale, quello che più di ogni altro potrà essere interessato a ciò che hai da proporgli.

Il tuo target è fatto di buyer personas

Sappi che una buyer persona è molto più di un target generico, del tipo “uomini di 40-45 anni” (per fare un esempio): è una vera è propria scheda anagrafica che racchiuda caratteristiche precise, come l’età, il background, la professione, i desideri, le frustrazioni, gli hobby e via discorrendo (a seconda dei casi).

Più dettagliati saranno i profili delle tue personas, più potrai orientare il tuo modo di comunicare (e quindi il tuo blogging) di conseguenza.

Buyer

Ovviamente, così come il lettore modello di Eco, una buyer persona non è una persona reale ma una strategia, un insieme di caratteristiche che un po’ immagini tu in quanto autore (o venditore), un po’ deduci dalle indagini che conduci sul tuo target o dai clienti (o lettori) che hai già.

E per te non c’è solo “una” buyer persona: identifica più buyer/reader personas al fine di avere 4-5 (o più) modelli di lettore ai quali rivolgerti, ognuno rientrante nel più generico target ma a suo modo diverso dagli altri, in modo da realizzare contenuti via via ritagliati secondo l’identikit di riferimento (specie se offri servizi o prodotti diversificati tra loro).

Se temi che realizzare le tue personas sia un lavoraccio… pensa un po’: ci sono un sacco di tool che puoi usare per creare buyer personas senza complicarti la vita!

3. Studia i tuoi competitor

Naturalmente, essere originali è una delle principali regole del marketing.

Ma difficilmente sarai l’unico in assoluto a operare in un determinato settore: persino per la più innovativa delle start-up ci sarà già qualcosa o qualcuno che risolve, o prova a risolvere, le stesse esigenze di un determinato target.

Ecco perché anche tu avrai sempre dei competitor con cui confrontarti in diversi modi.

Puoi imparare da loro (specie se operano da prima di te o sono “pesci più grossi”), nel bene o nel male (ad esempio puoi evitare di compiere i loro stessi errori).

Puoi posizionarti su keywords che essi non “aggrediscono” abbastanza (a breve ti parlerò anche delle keywords, tranquillo), oppure puoi offrire contenuti migliori sui loro stessi argomenti.

Il tuo fine sarà sempre quello di posizionarti in maniera originale rispetto a loro.

Anche in questo caso il web ti viene incontro (non a caso ci piace lavorare con “lui!”): esistono numerosi tool che puoi usare per le tue indagini, come quelli proposti da SEMRush.

4. Scegli le tue keywords (parole-chiave)

Come promesso, eccoci alle keywords, il fulcro della tua strategia di content marketing (perché se parliamo di blogging parliamo sostanzialmente di questo).

In buona sostanza, devi identificare le parole-chiave che meglio descrivano il tuo blog e, di conseguenza, la tua attività.

Questo perché a te interessa comparire quando qualcuno cerca proprio quelle parole chiave: in fondo non è a questo che serve la SEO?

Quindi a Google interessa capire “in poche parole” (letteralmente) di cosa parla il tuo blog, in modo da proporlo coerentemente (attraverso i risultati di ricerca) a chi cerca proprio ciò di cui tu parli.

Kewords handwritten

Anche qui c’è da studiare il terreno sia prima che durante l’esecuzione della tua strategia: tieni d’occhio soprattutto le cosiddette parole-chiave di coda lunga, poiché se ad esempio ci sarà molta competizione per la parola “ombrello”, probabilmente ce ne sarà di meno per “ombrello fatto a mano”.

Ricorda: una keyword identifica un argomento più ampio, ma più competitivo; una keyword di coda lunga identifica un argomento più specifico, quindi meno competitivo.

Indovina?

Già: ci sono fiumi di tool per analizzare le parole-chiave, tra cui uno messo a disposizione da Google stesso: Google Trends.

5. Distribuisci i tuoi contenuti (e dagli nuova vita!)

Ah, hai scritto un gran bel pezzo d’articolo!

Eppure… le visualizzazioni continuano ad essere bassine, accidenti!

Come mai?

Bè, probabilmente è perché nel tuo “bloggare” non hai una strategia di distribuzione dei tuoi contenuti.

Ma… hey, sei qui a leggere questo articolo, quindi da questo momento le cose potranno solo migliorare!

Il consiglio principale che posso darti è questo: ricorda che ogni contenuto merita di essere proposto o riproposto in varie forme e attraverso più canali.

Hai scritto un articolo che include dati o informazioni pregiate?

Bene: estrapola quelle informazioni e traducile in una bella infografica da pubblicare su Pinterest o in una citazione figa da condividere (in forma visiva) su Instagram!

Oppure traccia i punti salienti dell’articolo e realizza un video che possa riproporre le stesse informazioni con uno storytelling audiovisivo avvincente.

O, ancora, suddividi l’articolo in “pezzetti” di contenuto da inviare in diverse e-mail ai tuoi lead (i tuoi contatti).

Non ti basta? Ecco un’idea ancora più interessante: fa’ una selezione dei tuoi post inerenti ad un determinato argomento e assembla un bell’e-book da regalare al tuo pubblico.

Queste sono solo alcune proposte.

Da un singolo articolo possono uscire moltissimi altri contenuti in diversa forma, adatti alle tante piattaforme di distribuzione esistenti: infografiche per i social di tipo visivo (come Pinterest o Instagram), video per YouTube e simili, podcast per iTunes, Spreaker, SoundCloud e via discorrendo.

Social networks

Ogni tipo di contenuto ha un social più adatto per essere pubblicato.

E l’aspetto positivo è che ognuno di questi contenuti “figli” può contenere un link al contenuto “padre”, in modo da aumentare il traffico sulle pagine del tuo blog.

Di un buon post, insomma, non si butta proprio via niente!

6. Promuovi i tuoi contenuti

Un bel film di cui nessuno parla probabilmente non incasserà un dollaro, così come un bell’articolo di cui nessuno (a parte tu) sa nulla difficilmente genererà un ritorno di valore per te.

Ecco perché esistono i trailer e le recensioni dei film, ed ecco perché devi escogitare un modo per “pubblicizzare” i tuoi contenuti.

Un buon metodo è agire attraverso l’influencer marketing, ovvero individuare alcuni potenziali personaggi (gli influencer, appunto) che parlino al tuo stesso pubblico e che siano da esso riconosciuti come autorevoli e affidabili.

Influencer

Per il principio del passaparola e del “consiglio dell’amico”, se un tuo potenziale cliente si fida dell’influencer e questi gli “consiglierà” un tuo contenuto, molto probabilmente il consiglio sarà seguito ed il contenuto verrà letto.

Studia, dunque, lo scenario degli influencer relativi alla tua nicchia e trova un modo (coerente e organico) per “avvicinarli”, conquistare la loro fiducia (prima) e la fiducia del loro pubblico (poi), in modo da renderlo anche il tuo pubblico.

A volte basta anche un singolo “endorsement” nei tuoi confronti per far impennare le tue visualizzazioni.

7. Definisci i ruoli e ottimizza i processi di blogging

Chi si occuperà della scelta degli argomenti da trattare?

E chi studierà i competitor o le parole chiave?

Chi scriverà effettivamente gli articoli e chi realizzerà le grafiche?

Avrai ormai capito che un’attività di blogging costante ed efficace necessità di molteplici processi di lavoro, e non puoi lasciare questi aspetti al fato.

Organigramma

Naturalmente tutto va comparato alle proporzioni della tua attività o azienda: a seconda dei casi puoi avere un’unica persona che si occupi (compatibilmente con le sue umane capacità) di tutto questo, o avere ruoli specifici per ciascun aspetto, ad esempio un grafico, un videomaker, un copywriter, un editor, un social manager e via discorrendo.

Una regola che vale sempre: per realizzare un buon prodotto occorre investire in manodopera qualificata ed ottimizzare la filiera.

Adattando la metafora, il tuo blog non deve fare eccezione, quindi decidi subito chi farà cosa (e con quale retribuzione).

8. Stabilisci una cadenza per i tuoi contenuti

Un errore molto comune di chi si improvvisa blogger professionista: pubblico oggi, poi magari tra una settimana, poi chissà.

Un blog è come una serie TV: ha bisogno di una cadenza regolare per poter fidelizzare il suo pubblico (va bene, Netflix ha ridefinito un po’ le regole televisive facendo uscire un’intera stagione per volta, ma hai capito il senso!).

Se i tuoi lettori si aspettano l'”articolo del giovedì” (esempio totalmente a caso), non deluderli.

Piano editoriale

Ecco perché è necessario avere un calendario editoriale che consenta non solo di pianificare in anticipo quali contenuti verranno realizzati, da chi e con quali obiettivi specifici, ma anche quando e ogni quanto.

Se prevedi di non riuscire a coprire un post al giorno, opta per una cadenza più dilatata: anche un unico post alla settimana può bastare per iniziare, purché l’appuntamento sia improrogabilmente rispettato.

Ricorda: al giorno d’oggi un blog di successo non si improvvisa.

Mai.

Ma, tornando alla metafora sulle serie TV, con una buona strategia puoi essere come Netflix!

Blogging & Chill (Netflix-like image)

9. Scegli delle metriche per valutare il tuo blogging

Ultime ma non ultime: scegli le metriche attraverso le quali valuterai l’andamento della tua strategia di blogging.

Il blog è tuo, detti tu le regole: l’importante è che siano in linea con i tuoi obiettivi di marketing (leggasi: con ciò che vuoi ottenere).

Metriche (su un quaderno)

Vuoi più traffico? Più like? Più conversioni?

Scegli quali parametri utilizzare come cartina al tornasole della tua strategia.

L’importante è che i parametri siano quantificabili e misurabili numericamente: “traffico sul sito” non è una vera e propria metrica; “numero di visitatori al giorno” forse lo è.

Bonus: non smettere di studiare!

Proprio così.

Gli esami non finiscono mai, e avviare un’attività di blogging è come essere costantemente esaminati sull’efficacia del tuo blog.

E come si superano gli esami? Studiando, naturalmente!

Studio (ragazzo con penna e libro)

Gli algoritmi di Google, di Facebook o degli altri social cambiano costantemente, e così i mercati, i gusti e i comportamenti delle persone.

Una strategia che funziona oggi potrebbe non funzionare domani, un tool che oggi è gratuito domani potrebbe diventare a pagamento.

Ecco perché devi sempre stare al passo con le ultime novità e non smettere di perfezionare quanto sai già: ad esempio puoi restare sintonizzato su On The Rox, così sarai sempre aggiornato sulle nuove tendenze e potrai conoscere anche le strategie di blogging dell’ultima ora!