Cosa scrivere sul blog? Scoprilo grazie al piano editoriale

Writer's Block (black and white)

Fa’ la differenza tra un blog professionale e un blog improvvisato

Vuoi sapere come riconoscere un’idea di blog di successo da una destinata a fallire?

Ti faccio un esempio semplice.

Immagina di aver deciso di aprire un bel blog che parla di viaggi: i viaggi sono la tua passione, sei convinto di poterne parlare all’infinito e di trovare sempre nuove idee per i tuoi contenuti.

Il primo mese te la cavi bene, sfornando parecchi articoli.

Il secondo ne scrivi qualcuno in meno, ma nulla di grave.

Il terzo mese inizi a non trovare più così facilmente gli argomenti di cui parlare (anche perché non è che tu riesca a fare un viaggio al mese).

Il quarto mese hai il blocco dello scrittore: pagina bianca e testa priva di spunti.

Ops! E ora?

piano editoriale

Ti assicuro che questo scenario è assolutamente verosimile e frequente.

Ecco: vincere il blocco dello scrittore è uno dei motivi per cui ti serve un piano editoriale.

Va bene, ma cos’è un piano editoriale?

Un piano editoriale è la risposta pronta a molte delle tue future domande.

O meglio: è un set di risposte ad altrettante domande.

Domande come:

  • quali argomenti tratterò sul mio blog?
  • quanti articoli scriverò?
  • quali saranno i titoli dei miei articoli?
  • quando pubblicherò ciascun articolo?
  • a chi mi rivolgerò nella stesura dei miei contenuti?
  • quali obiettivi voglio realizzare con il mio blog?
  • per quali keyword voglio posizionarmi?
  • che tono di voce utilizzerò nel mio blog?

…tanto per citarne qualcuna.

In sostanza, un piano editoriale è un progetto strategico che contiene sia gli obiettivi da realizzare attraverso i propri contenuti sia i metodi, le cadenze e le modalità attraverso cui realizzarli.

Proviene, come puoi intuire dal nome, per l’appunto dall’editoria “tradizionale”, quella della carta stampata: case editrici, redazioni e in generale qualsiasi azienda che produca informazione hanno da sempre avuto la necessità di definire la propria strategia e il proprio “stile” contenutistico.

piano editoriale

Nel web, almeno in quello che funziona, dobbiamo essere tutti editori di noi stessi (dove “noi” sta per professionisti, imprenditori, aziende, brand: qualsiasi realtà che vogliamo promuovere), dobbiamo cioè avere le idee chiare su ciò che andremo a dire, come e quando attraverso i nostri strumenti di pubblicazione.

Non basta aprire un account WordPress (o simili) e dire “Parlerò di [argomento qualsiasi]!”, altrimenti rischi che il tuo blog diventi una raccolta di soli 4-5 articoli.

Ma ci sono altri motivi per cui fare un piano editoriale.

A cos’altro ti serve un piano editoriale?

In ottica di blogging, avere un piano editoriale significa predisporre e pianificare il lavoro da un certo momento ad un altro, consentendo dunque di sapere già cosa andare a fare e quando, senza avere momenti “morti” né incertezze o “buchi”.

Detto in maniera più approfondita, un piano editoriale ti consente di intervenire nei seguenti aspetti.

Conoscere lo stato dell’arte e studiare i competitor

La prima cosa da fare prima di intraprendere qualsiasi iniziativa è studiare il cosiddetto stato dell’arte, vale a dire comprendere a fondo la situazione già esistente, a partire dall’argomento generale fino allo scenario di riferimento, non senza un’approfondita analisi dei competitor.

piano editoriale

Anche l’idea più originale è stata già affrontata da qualcun altro ed è necessario studiare il caso per capire come differenziarsi in maniera vincente.

Non penserai mica di essere il primo ad aver pensato di aprire un sito dedicato ai… gufi con il doposbornia?

Decidere a chi parlare

Oggi tutto il marketing ruota intorno al cliente: è fondamentale dunque sapere precisamente a quale tipo di lettore (che potenzialmente convertirai in lead, ossia contatto, e infine in buyer, ossia acquirente) ti rivolgerai.

Non è sufficiente il vecchio “target”: concettualmente la strada è quella, ma devi scendere più nello specifico immaginando delle vere e proprie persone-tipo (reader personas, ossia il tuo lettore modello) con delle caratteristiche ben precise.

Ti faccio un esempio semplice: parleresti mai ad un bambino di fisica quantistica?

Probabilmente no.

Ma, ammesso che tu lo faccia (la capacità di ascolto dei bambini può essere straordinaria!), gliene parlerai allo stesso modo in cui ne parleresti con uno scienziato? O quantomeno con un tuo collega? Oppure proveresti a mettergli il tutto in termini più semplici (certo, sarebbe una bella sfida!), magari utilizzando mattoncini Lego o la plastilina per aiutarlo a visualizzare certi aspetti?

Insomma, a seconda se parli a tua nonna, a tuo figlio, a un ingegnere o a un farmacista, adegui la tua comunicazione di conseguenza: la stessa cosa la devi fare con il tuo pubblico di riferimento.

In questo modo saprai se utilizzare un tono formale o un tono più informale, a quali necessità sarai in grado di offrire una soluzione e via discorrendo.

Altrimenti i tuoi articoli saranno spari nel buio, nel tentativo di piacere a tutti ma col rischio di piacere solo a te stesso.

Individuare gli obiettivi

Qual è lo scopo della tua attività di blogging?

Questa è una domanda per nulla scontata se decidi di aprire un blog.

Quali risultati vuoi ottenere?

Vuoi aumentare le vendite del tuo negozio e-commerce?

Fare personal branding?

Posizionarti meglio in termini di SEO?

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Questi non sono che alcune possibilità: puoi avere questi obiettivi, una combinazione degli stessi o tutt’altro.

L’importante è sapere cosa vuoi ottenere attraverso il tuo lavoro di buon web writer (o content manager, se a scrivere sono altri) in modo da pianificare la pubblicazione dei tuoi contenuti di conseguenza.

Scegliere le categorie

Una volta individuato l’argomento principale, o macro-argomento, di cui ti occuperai con il tuo blog, il tuo piano editoriale ti aiuterà a stabilire più nello specifico in che modo, dunque in quali categorie, strutturerai i vari sotto-argomenti.

Ad esempio se parlerai di viaggi potrai pianificare di avere più sezioni del tuo blog dedicate ciascuna ad un aspetto più preciso, come (ne butto lì qualcuna quasi a caso) “Città da visitare almeno una volta nella vita”, “Consigli per viaggiare leggeri” e “Cucine esotiche”.

Pianificare i titoli (anche provvisori)

Vuoi mettere la comodità di avere già pronti i titoli dei tuoi contenuti?

Via via che procedi nello specifico, il tuo piano editoriale ti consente ti arrivare fino alla pianificazione dei titoli dei tuoi articoli, così da sapere esattamente di cosa parlerai negli stessi.

Sia chiaro che un titolo è una parte fondamentale di un buon contenuto: secondo le regole del copywriting (Ogilvy docet) esso ricopre addirittura l’80% dell’importanza, praticamente più del contenuto stesso!

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Essendo la prima cosa che il tuo lettore di riferimento leggerà, sarà fondamentale renderlo accattivante: ecco perché di volta in volta dovrai dedicare al titolo definitivo di ciascun post il giusto tempo per trovare la soluzione più azzeccata.

Tuttavia, nulla ti vieta di avere già pronto il titolo “provvisorio” di ciascun contenuto, in modo da sapere con precisione di cosa dovrai parlare in quella occasione.

E da dove lo prendi il titolo provvisorio?

Ma dal piano editoriale che hai creato a monte, naturalmente!

Arrivare a costruire pillar pages e cluster di argomenti

Dalla combinazione dei due aspetti precedenti (pianificazione dei contenuti in base a categorie e dei titoli di ciascun articolo) puoi prevedere di realizzare dei cosiddetti pillar contents, ossia “contenuti pilastro”, vale a dire articoli decisamente più lunghi del solito in cui raggruppare più sotto-argomenti attorno ad un argomento principale (cluster).

Questa è una possibilità che possono avere blog molto strutturati e con una notevole mole di contenuti, ma non è escluso che possa riguardare anche te, se ti occupi di un blog aziendale rilevante o se punti a ingrandirti fino a quel punto.

Avere un piano editoriale ti consente infatti di avere una mappa da seguire, un tracciato che ti consenta passo-passo di arrivare a strutturare i tuoi contenuti in maniera sempre più articolata e approfondita, in un tempo da te stesso definito in base ai tuoi obiettivi.

Piano editoriale vs. calendario editoriale

C’è una piccola precisazione da fare: non confondere il piano editoriale con il calendario editoriale.

Spesso le due espressioni vengono usate come sinonimo, e con una buona approssimazione la cosa può anche andarci bene, ma è bene essere consapevoli che “piano” e “calendario” sono due cose concettualmente distinte, sebbene legate l’una all’altra.

Sostanzialmente, il piano editoriale è tutta la strategia mentre il calendario editoriale è l’organizzazione temporale della stessa.

In altri modi: il piano indica il cosa e il come fare, il calendario invece indica il quando e il chi (se al blog lavorano più persone).

Come strutturare il calendario editoriale?

Spoiler: non c’è una risposta unica.

Il tuo calendario dipenderà dal tuo piano editoriale, e il tuo piano dipenderà dai tuoi obiettivi.

In linea di massima, tuttavia, puoi seguire queste indicazioni.

piano editoriale

1. Definisci la durata del tuo piano

Se hai notato ho sempre scritto “un piano editoriale”, non “il”: questo perché non esiste un unico piano per ciascun blog.

Ogni piano definisce il progetto da eseguire in un tempo definito, al termine del quale subentrerà un nuovo piano.

Solitamente ogni piano per avere una sua efficacia deve puntare quantomeno al medio periodo, meglio se al lungo: quindi pianifica la tua strategia per i prossimi mesi, da un minimo di 4 ad un massimo di 12.

2. Stabilisci quanti contenuti al mese pubblicherai

La SEO premia sia la qualità che la quantità (purché coerente con la qualità e non fine a se stessa), per cui più pubblichi meglio è.

Tuttavia non tutte le realtà sono in grado di sostenere ritmi di pubblicazione forsennati, per cui meglio pubblicare meno e meglio, che tanto e peggio.

Un buon compromesso può essere un articolo alla settimana: due sarebbe ottimo.

Se invece hai più content writer a disposizione puoi spingerti anche fino ad un articolo al giorno, ma ricorda: purché di qualità.

In ogni caso, decidi quanti contenuti pubblicare e riempi il tuo calendario editoriale di conseguenza.

3. Pianifica il tipo di contenuti che pubblicherai

Ok, sai che farai ad esempio quattro articoli al mese: che tipo di articoli saranno?

Puoi prevedere ad esempio che il primo articolo del mese sarà un tutorial, il secondo un approfondimento su un particolare argomento, il terzo una case history e il quarto un commento alla notizia più rilevante del mese.

In questo modo saprai già non solo di cosa parlare, ma anche come variare il tipo di contenuti che affronterai e il modo in cui li offri.

4. Studia l’attualità e gli eventi stagionali o speciali

Altro aspetto fondamentale: l’attualità e la capacità di intercettare i trend del momento.

Quale che sia il tuo tema di riferimento principale, o macro-tema, cerca di agganciarlo il più possibile a ciò che accade al mondo intorno a te… o meglio ancora, alla tua reader persona.

Naturalmente non puoi prevedere l’imprevedibile, ma puoi anticipare alcuni trend basandoti quantomeno sugli eventi che si ripetono ogni anno: il Natale, alcuni concerti o manifestazioni musicali, la notte degli Oscar, il Salone del Mobile di Milano, il Web Marketing Festival, convention legate al tuo ambito di riferimento e quant’altro.

piano editoriale

Un contenuto in grado di parlare di qualcosa che sta accadendo esattamente adesso è sicuramente più fresco e, proprio come il buon cibo di stagione, piace ancora di più.

Quali strumenti usare per un piano (e un calendario) editoriale?

Qui hai una scelta vasta.

Il piano editoriale lo puoi strutturare come preferisci, da una serie di post-it a file Excel (o analoghi fogli di calcolo) molto strutturati, in modo da definire tutti gli aspetti dal generale (l’argomento principale) al particolare (chi si occuperà dello specifico articolo e quando).

Esistono numerosi tool per un piano editoriale efficace e altrettanti strumenti per realizzare un calendario editoriale (cioè per organizzare nel tempo i contenuti del piano).

piano editoriale

Ad esempio uno dei più consigliati (anche da un riferimento del settore quale Neil Patel) è Google Calendar: come dice il nome è un vero e proprio calendario che puoi usare come agenda personale o professionale, nella quale puoi segnare con colori diversi una serie di elementi, ad esempio quali contenuti pubblicare e quando, differenziandoli in base alla categoria e/o alla persona che se ne dovrà occupare.

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Altro strumento utile e consigliatissimo è Trello, che permette di organizzare visivamente (proprio come i classici post-it, ma in versione “2.0”) tutti i tuoi spunti.

piano editoriale

Se invece preferisci un approccio più schematizzato ti suggerisco Coggle, in grado di creare vere e proprie mappe concettuali anche in maniera collaborativa.

Come vedi, di tool per il piano editoriale il web è pieno.

Il piano editoriale organizza la tua creatività

Il piano editoriale ti guida, ti indica la strada, ti aiuta a (ri)trovare le idee.

È la tua mappa, la tua strategia, il tuo progetto, la tua risposta a mille domande.

piano editoriale

Insomma, ti aiuta a organizzare la tua creatività e ad avere a portata di mano mille idee per i tuoi contenuti.

Cosa aspetti a farne uno?

Aumenta le vendite sul tuo negozio online aprendo un blog

E-commerce-acquisti

Hai, gestisci o stai pensando di aprire un e-commerce

E un blog ce l’hai?

Bè, considera di aprirne uno.

Non è un caso se molti dei migliori siti e-commerce hanno una sezione blog in supporto al loro commercio online.

Perché? Te lo spiego subito.

1. Branding: aumenta e migliora la tua reputazione

D’accordo, se sei un pesce piccolo forse parlare di brand è un po’ prematuro, ma il principo della reputazione vale comunque: è importante occupare la posizione numero 1 nella mente dei tuoi potenziali consumatori.

Un blog per il tuo e-commerce ti aiuterà a farlo, poiché pubblicando contenuti su tale piattaforma potrai tirar fuori la tua personalità aziendale, distinguerti per il tuo tono di voce unico e per i tuoi punti di vista e valori espressi attraverso le tue parole, le tue infografiche, i tuoi riferimenti.

Inoltre, offrirai ai tuoi tuoi consumatori un approdo ottimale dove potersi confrontare direttamente con te e, nel caso, gestire possibili criticità, cosa che a sua volta migliorerebbe la tua reputazione.

Sulla gestione della criticità ci rivediamo tra qualche rigo.

2. SEO: puoi farti conoscere meglio da Google

A Google piacciono i blog, questo è un fatto.

O meglio: piacciono i blog ben realizzati, e con ben realizzati si intende – tra le altro cose – con contenuti in generosa quantità e, soprattutto, di buona qualità, vale a dire utili e coerenti, con le giuste parole chiave (keywords) inserite laddove opportuno.

A contribuire ad una buona SEO, infine, è la freschezza dei contenuti stessi: che siano aggiornati, ripescati, navigati, vivi.

Google scritto con luci al neon

Se pensi di realizzare un blog per il tuo sito di e-commerce sei quindi sulla buona strada, poiché ogni articolo sarà una nuova occasione per:

  • inserire parole-chiave al fine di migliorare il tuo posizionamento
  • approfondire gli argomenti che tratti, rendendo il tuo sito un’enciclopedia di contenuti coerenti tra loro
  • inserire link interni per favorire il traffico utile e tenere a bordo i tuoi visitatori il più a lungo possibile
  • “rinfrescare” i tuoi contenuti già pubblicati aggiornandoli quando opportuno

Insomma, se hai un blog a Google piaci di più, dunque più gente riuscirà a trovare il tuo sito di vendita online.

3. Customer care: puoi rispondere ai vari “Il mio prodotto non funziona!”

Un blog consente al tuo sito di commercio online di fornire un ulteriore servizio di assistenza diretta alla community dei tuoi consumatori.

Immagina un cliente che ha ricevuto un articolo difettoso, o che ignaro del corretto funzionamento lo ritenga tale.

Dove pensi che andrà a sfogarsi?

Potenzialmente ovunque, specie se non saprà come comunicare direttamente con te.

D’accordo, potrebbe inviarti una e-mail, ma intanto le tracce del suo malcontento rimarrebbero e nessuno conoscerebbe l’esito delle soluzioni da te diligentemente proposte.

Invece se consenti di pubblicare commenti sul tuo blog potrai rispondere in tempi ragionevoli a qualsiasi critica, avendo addirittura la possibilità ribaltare lo scenario mostrando intraprendenza e originalità nel proporre soluzioni.

Poniamo ad esempio che il tuo e-shop si occupi di vendere scarpe sul web, e che un tuo acquirente abbia ricevuto una scarpa del colore sbagliato.

Anziché lasciarlo in giro a sbraitare in anfratti digitali a te sconosciuti puoi offrirgli la possibilità di esprimersi sul tuo blog.

Una volta che hai letto e compreso la sua criticità, potresti decidere di inviargli un buono sconto, o addirittura un altro paio di scarpe (compatibilmente con i costi che puoi permetterti), per renderlo nuovamente felice.

Customer care (hands shaking)

Ovviamente, comunicando tutto questo con un bel commento a quello contenente il suo sfogo: in questo modo la tua cortesia sarà visibile a tutti, i quali, rassicurati dalla professionalità del tuo comportamento, saranno più propensi a fare acquisti sul tuo negozio online.

4. “How to”: puoi dare consigli al tuo pubblico (e invogliarli all’utilizzo dei tuoi prodotti)

Una grande opportunità da sfruttare con un blog è il poter nutrire il proprio pubblico con contenuti che facciano venire voglia di usare i tuoi prodotti.

Mi spiego: non bisogna promuovere in senso tradizionale (se il tuo lettore annusa che c’è un intento marchettaro dietro, può essere la fine), bensì fornire idee, suggerimenti e guide interenti all’ambito in cui ti inserisci, o ad un ambito attinente alla tua attività e-commerce.

Ad esempio se vendi articoli di bigiotteria potresti sfornare guide sugli ornamenti più in voga questa estate, sugli abiti da abbinare, su idee regalo durante le Feste e via discorrendo.

Non dici “Compra i miei prodotti”. Dici “Guarda quante cose puoi fare con prodotti simili a quelli che vendo!”.

In questo modo non ti imponi ma ti proponi, lasciando al tuo lettore-visitatore la possibilità di scegliere.

Se il lettore si affeziona a te, alle tue vulcaniche idee creative e ai tuoi suggerimenti (complice una scrittura accattivante dei tuoi contenuti), sta’ certo che sarà molto più propenso a passare alla sezione shop del tuo sito.

5. Storytelling: puoi appassionare con le tue storie

Sai cosa vende più tutto?

Le storie.

Oggi più che mai non si vendono prodotti ma le storie legate a quel prodotto.

Che tu ne abbia sentito parlare oppure no, lo storytelling è la tecnica di comunicazione più efficace in qualsiasi ambito: in poche parole, è la capacità di attrarre, coinvolgere e creare un legame emotivo attraverso il racconto di ciò che sei, dei valori che vuoi trasmettere, finanche all’idea di vita che vuoi proporre.

Online Storytelling (happy people before a laptop)

Non vendo un pezzo di pane: racconto la storia di un uomo che rimboccandosi le maniche ha trasformato un rudere abbandonato in un forno in grado di sfornare ogni giorno delle pagnotte fragranti. Non compri il mio pane: compri il valore che esso rappresenta, in questo caso il duro lavoro e la volontà di far rinascere spazi altrimenti lasciati a se stessi.

Questo è solo un esempio improvvisato al volo, ma spero tu abbia afferrato il concetto: lo storytelling non serve a raccontare balle, ma a comunicare valori.

Cosa c’entra questo con il tuo blog?

Bè, il tuo blog è la tua biblioteca, il tuo cinema o la tua TV personale: attraverso i tuoi articoli (ma anche i tuoi video, podcast, infografiche e quant’altro) potrai raccontare tutte le storie che vuoi e, se sarai bravo, intercetterai un pubblico con la tua stessa filosofia di vita, che quindi sarà felice di acquistare i tuoi prodotti–pardon, i tuoi valori.

6. Esclusive: puoi far sentire speciale il tuo pubblico

“Sei il primo a cui sto per dire questa cosa”.

Quando qualcuno ti dice questa frase non ti senti almeno un po’ speciale?

Ecco: a tutti piace sentirsi speciali.

Se vuoi far sentire speciale il tuo pubblico puoi usare il tuo blog per comunicare notizie in anteprima, per fornire contenuti esclusivi come omaggi o buoni sconto, o ancora per lanciare iniziative per le quali i tuoi follower più fedeli saranno avvantaggiati.

Special-gift

Questo perché, ovviamente, il tuo blog e-commerce è casa tua: puoi decidere tu cosa farne.

Le esclusive e le anteprime (comunicate attraverso il blog) sono un’ottima opportunità per creare ulteriore empatia e confidenza con il tuo pubblico.

Apri il tuo blog e-commerce!

Insomma, se ti stai dedicando alla creazione di un sito e-commerce o se hai o gestisci già un negozio sul web, il consiglio di On The Rox è di integrare subito sul tuo shop online un bel blog da coltivare con contenuti interessanti per attrarre, informare, colpire e coccolare il tuo pubblico.

E in buona sostanza portarlo ad acquistare i tuoi prodotti, naturalmente, poiché sappiamo che è quello il tuo obiettivo.

Altrimenti che agenzia di marketing saremmo?

5 motivi per cui a Google piace il tuo blog aziendale

Il tuo sito web senza un blog aziendale è come un negozio che nessuno conosce.

Immagina di avere un bel negozio curato nei minimi dettagli, dalla vetrina all’arredamento interno, fino alla disposizione dei prodotti.

Magari hai investito un bel po’ di capitale nella struttura, affidandoti a interior designer specializzati, visual merchandiser e altri professionisti del settore.

Il problema è che non entra mai nessuno.

Semplicemente perché nessuno sa che esisti.

Perché un blog aziendale è un’occasione preziosa

È importante avere un blog aziendale interno al tuo sito se vuoi promuovere online la tua attività.

Il corporate blog ti consente moltissime cose: distinguerti attraverso la tua voce, il tuo punto di vista, le tue storie, i tuoi valori esplicitati nelle parole dei tuoi articoli.

blog aziendale

Il blog è per la tua azienda una sorta di emittente televisiva tutta tua, una piattaforma della quale sei il padrone di casa. Puoi pubblicare tutti i contenuti che vuoi, in forma testuale ma anche video, audio e quant’altro, incorporando ad esempio i player di YouTube, iTunes e simili.

Immagina un sito vetrina, bello quanto vuoi ma fermo lì, sempre uguale a se stesso, come un negozio senza titolare né commessi. E immagina un negozio nel quale invece poter avviare una conversazione con potenziali clienti.

Anzi, già al di fuori del negozio, invogliando ad entrare.

Ecco: un blog è  l’invito ad entrare nel tuo negozio.

Ti spiego perché.

1. Più occasioni per le tue parole chiave

Da quando esistono i motori di ricerca e soprattutto da quando Google ne è diventato il re indiscusso, tutto ruota intorno a delle entità mistiche e preziose chiamate keywords (parole-chiave in italiano).

Scherzi a parte, non c’è nulla di mistico in questo: è piuttosto comprensibile che se un sito vende articoli sportivi in esso vi saranno parole come “sport”, “pallone da basket”, “ginocchiere” e via discorrendo.

blog aziendale

Il punto è che un sito-vetrina, ammesso anche che abbia una sezione e-commerce, una volta fatto e “mappato” da Google non ha molte altre occasioni di rifarsi. E sai quanti siti di articoli sportivi esistono?

Se ti sei “giocato” le parole chiave nella home page, nella pagina “Chi siamo” o nella descrizioni dei prodotti, ad esempio, non puoi più utilizzarle poiché… bè, il sito è “finito”.

Invece un blog aziendale interno al tuo sito è un’occasione per l’ottimizzazione del tuo sito web: alla SEO piace se, in maniera coerente al tuo ambito (nel nostro esempio lo sport), nei tuoi articoli parli di “sport”, “palloni da basket”, “ginocchiere” e quant’altro.

Se scrivi tanti articoli ad esempio sulla storia del pallone da basket o sulle ginocchiere più resistenti hai più occasioni – più spazio – per riempire organicamente il tuo sito di parole chiave pertinenti.

Questo aiuta moltissimo il tuo posizionamento sui motori di ricerca.

2. Ti consente di sfruttare la “coda lunga”

Come posizionarsi nei settori con molta competizione?

Con parole chiave più specifiche!

Per il principio della coda lunga, conviene concentrarsi meno sulle parole chiave più utilizzate (esempio: “pizzeria”) e più su quelle parole che solo determinate nicchie cercheranno (ad esempio “pizzeria per vegani a Sorrento”).

blog aziendale

Questo, rimanendo nell’esempio, significa che la tua pizzeria tradizionale dovrà convertirsi a pizzeria per vegani?

Non necessariamente. Potrai includere però nel tuo menu qualche prodotto per vegani, e parlarne nel tuo blog aziendale. Puoi scrivere qualche articolo sulla cucina vegana, su come sia sempre più diffusa, sui valori su cui si basa, e cogliere l’occasione per inserire parole chiave inerenti.

E magari farai venire l’acquolina in bocca al potenziale lettore (vegano), che incuriosito dal tuo articolo potrà decidere di venire a provare le tue pizze vegane!

L’esempio si applica in innumerevoli altri settori: per individuare delle nicchie di riferimento basta studiare le parole chiave di coda lunga correlate a quelle principali e il modo di utilizzarle in maniera coerente alla tua attività.

3. Aumenta il traffico qualificato attraverso i link interni

Su un sito vetrina entri, dai un’occhiata e te ne vai, specie se non c’è una sezione e-commerce.

Questo ti rende poco interessante agli occhi di Google, che premia invece i siti sui quali il visitatore rimane più a lungo possibile, abbassando il cosiddetto “tasso di rimbalzo” (bounce rate), cioè l’effetto “entro sul sito, esco dopo pochissimi secondi”.

Come ridurre il bounce rate?

Ad esempio con articoli interessanti che si rimandino l’uno all’altro attraverso link interni, invitando a continui approfondimenti.

E dove si troveranno questi articoli?

Ma sulla sezione blog, che domande!

4. Ti rende un riferimento nel tuo settore e genera link in ingresso

Immagina di avere un dente che inizia a dondolare.

La cosa è normale (e, per quanto mi riguardava, divertente!) se sei ancora un bimbo. Se bimbo non sei più, qualche domanda probabilmente te la fai.

E la fai a Google, magari digitando “i denti si muovono, come fare?”.

Ed ecco che il motore ti fa comparire tra i risultati principali un bell’articolo articolo approfondito sulla parodontite, scritto sul blog di uno studio dentistico specializzato.

Ammettilo: non proveresti un senso di riconoscimento nei confronti di quello studio medico che ti ha offerto il suo sapere senza chiedere nulla in cambio?

Non ne riconosceresti l’autorevolezza?

Bene: è esattamente quanto accaduto allo Studio Dentistico Cozzolino, uno dei migliori esempi di blog aziendali di successo.

Insomma, se attivi un blog aziendale nel quale metti in luce la tua competenza, col tempo potresti diventare un faro nella notte per chiunque cercasse informazioni.

Questo potrebbe portare anche altri siti del tuo ambito a linkare al tuo blog, per approfondimenti, attraverso i cosiddetti backlinks.

E a Google piacciono i backlinks di qualità.

5. Migliora la tua customer care

Un blog aziendale è anche un’occasione sia per anticipare le domande dei tuoi clienti (effettivi o potenziali che siano), sia per rispondere attivamente ad esse.

Nel primo caso, puoi prevedere le curiosità dei tuoi prospect attraverso articoli scritti come risposta a potenziali domande inerenti a ciò che offri, o puoi anche suggerire moltissimi usi dei prodotti che vendi.

Nel secondo caso, puoi rispondere ai commenti dei tuoi visitatori interagendo con loro in maniera diretta, fornendo assistenza in maniera alternativa ai classici call center, telefonate o e-mail.

blog aziendale

In ogni caso, se hai fatto un buon lavoro, quando un tuo cliente cercherà su Google una domanda che hai previsto avrà più chance di trovare l’articolo del blog inerente, dopodiché potrà direttamente chiedere ulteriore assistenza attraverso i commenti.

Mica male, vero?

Cosa aspetti?

Inizia al più presto a creare un blog aziendale di successo!

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