9+1 strategie di blogging che ti porteranno al successo

Team batte i pugni in segno di successo

Oh, ti abbiamo talmente parlato dell’efficacia del blogging per promuovere la tua attività che ora non vedi l’ora di mettere mano a un CMS, dico bene?

Prima di cimentarti con l’apertura di un blog, però, faresti meglio ad elaborare una strategia da seguire, in modo da orientare tutti i tuoi sforzi al miglior risultato possibile.

Per tua fortuna, noi di On The Rox abbiamo preparato per te ben 9 consigli su come pianificare una strategia di blogging efficace, così che tu non debba impazzire elaborandole ex novo.

Un consiglio prima dei consigli? Salvati questo articolo tra i preferiti, così da averlo sempre a portata di sguardo.

1. Identifica gli obiettivi della tua attività di blogging

La prima cosa da fare quando stai per darti al blogging serio è chiederti per cosa lo stai facendo.

Davvero: cosa vuoi ottenere attraverso un blog?

Vuoi incrementare le vendite di un determinato prodotto o servizio?

O forse aumentare la notorietà del tuo brand?

O vendere specifici contenuti premium?

Obiettivi di marketing

Le finalità possono essere molteplici: individua quella o quelle che vuoi perseguire.

Un principio da tenere a mente (che non abbiamo inventato noi di On The Rox) è questo: ogni articolo del tuo blog deve giocare un ruolo nella tua strategia complessiva di lungo termine.

2. Fa’ l’identikit del tuo pubblico

Buyer personas e reader personas, hai presente?

No? Te lo spiego subito.

Un aiuto da Umberto Eco

Umberto Eco, uno dei massimi teorici della semiotica (tra le altre cose), descrive il lettore modello come il lettore che un autore immagina durante la stesura di un testo, e che quindi orienterà il modo stesso in cui quel testo viene scritto.

Ecco: una tua buyer persona è uno dei tuoi clienti modello, un interlocutore ipotetico al quale ti rivolgi al fine di proporgli un tuo servizio o prodotto (che speri lui alla fine acquisti: ecco perché “buyer”, dal verbo inglese “to buy”).

Essendo un blog uno strumento principalmente (ma non esclusivamente) testuale, si parla nello specifico anche di reader persona (al plurale personae, alla latina, o personas, all’anglosassone): egli (o ella) sarà un “personaggio” che ha le caratteristiche che tu immagini per il tuo pubblico ideale, quello che più di ogni altro potrà essere interessato a ciò che hai da proporgli.

Il tuo target è fatto di buyer personas

Sappi che una buyer persona è molto più di un target generico, del tipo “uomini di 40-45 anni” (per fare un esempio): è una vera è propria scheda anagrafica che racchiuda caratteristiche precise, come l’età, il background, la professione, i desideri, le frustrazioni, gli hobby e via discorrendo (a seconda dei casi).

Più dettagliati saranno i profili delle tue personas, più potrai orientare il tuo modo di comunicare (e quindi il tuo blogging) di conseguenza.

Buyer

Ovviamente, così come il lettore modello di Eco, una buyer persona non è una persona reale ma una strategia, un insieme di caratteristiche che un po’ immagini tu in quanto autore (o venditore), un po’ deduci dalle indagini che conduci sul tuo target o dai clienti (o lettori) che hai già.

E per te non c’è solo “una” buyer persona: identifica più buyer/reader personas al fine di avere 4-5 (o più) modelli di lettore ai quali rivolgerti, ognuno rientrante nel più generico target ma a suo modo diverso dagli altri, in modo da realizzare contenuti via via ritagliati secondo l’identikit di riferimento (specie se offri servizi o prodotti diversificati tra loro).

Se temi che realizzare le tue personas sia un lavoraccio… pensa un po’: ci sono un sacco di tool che puoi usare per creare buyer personas senza complicarti la vita!

3. Studia i tuoi competitor

Naturalmente, essere originali è una delle principali regole del marketing.

Ma difficilmente sarai l’unico in assoluto a operare in un determinato settore: persino per la più innovativa delle start-up ci sarà già qualcosa o qualcuno che risolve, o prova a risolvere, le stesse esigenze di un determinato target.

Ecco perché anche tu avrai sempre dei competitor con cui confrontarti in diversi modi.

Puoi imparare da loro (specie se operano da prima di te o sono “pesci più grossi”), nel bene o nel male (ad esempio puoi evitare di compiere i loro stessi errori).

Puoi posizionarti su keywords che essi non “aggrediscono” abbastanza (a breve ti parlerò anche delle keywords, tranquillo), oppure puoi offrire contenuti migliori sui loro stessi argomenti.

Il tuo fine sarà sempre quello di posizionarti in maniera originale rispetto a loro.

Anche in questo caso il web ti viene incontro (non a caso ci piace lavorare con “lui!”): esistono numerosi tool che puoi usare per le tue indagini, come quelli proposti da SEMRush.

4. Scegli le tue keywords (parole-chiave)

Come promesso, eccoci alle keywords, il fulcro della tua strategia di content marketing (perché se parliamo di blogging parliamo sostanzialmente di questo).

In buona sostanza, devi identificare le parole-chiave che meglio descrivano il tuo blog e, di conseguenza, la tua attività.

Questo perché a te interessa comparire quando qualcuno cerca proprio quelle parole chiave: in fondo non è a questo che serve la SEO?

Quindi a Google interessa capire “in poche parole” (letteralmente) di cosa parla il tuo blog, in modo da proporlo coerentemente (attraverso i risultati di ricerca) a chi cerca proprio ciò di cui tu parli.

Kewords handwritten

Anche qui c’è da studiare il terreno sia prima che durante l’esecuzione della tua strategia: tieni d’occhio soprattutto le cosiddette parole-chiave di coda lunga, poiché se ad esempio ci sarà molta competizione per la parola “ombrello”, probabilmente ce ne sarà di meno per “ombrello fatto a mano”.

Ricorda: una keyword identifica un argomento più ampio, ma più competitivo; una keyword di coda lunga identifica un argomento più specifico, quindi meno competitivo.

Indovina?

Già: ci sono fiumi di tool per analizzare le parole-chiave, tra cui uno messo a disposizione da Google stesso: Google Trends.

5. Distribuisci i tuoi contenuti (e dagli nuova vita!)

Ah, hai scritto un gran bel pezzo d’articolo!

Eppure… le visualizzazioni continuano ad essere bassine, accidenti!

Come mai?

Bè, probabilmente è perché nel tuo “bloggare” non hai una strategia di distribuzione dei tuoi contenuti.

Ma… hey, sei qui a leggere questo articolo, quindi da questo momento le cose potranno solo migliorare!

Il consiglio principale che posso darti è questo: ricorda che ogni contenuto merita di essere proposto o riproposto in varie forme e attraverso più canali.

Hai scritto un articolo che include dati o informazioni pregiate?

Bene: estrapola quelle informazioni e traducile in una bella infografica da pubblicare su Pinterest o in una citazione figa da condividere (in forma visiva) su Instagram!

Oppure traccia i punti salienti dell’articolo e realizza un video che possa riproporre le stesse informazioni con uno storytelling audiovisivo avvincente.

O, ancora, suddividi l’articolo in “pezzetti” di contenuto da inviare in diverse e-mail ai tuoi lead (i tuoi contatti).

Non ti basta? Ecco un’idea ancora più interessante: fa’ una selezione dei tuoi post inerenti ad un determinato argomento e assembla un bell’e-book da regalare al tuo pubblico.

Queste sono solo alcune proposte.

Da un singolo articolo possono uscire moltissimi altri contenuti in diversa forma, adatti alle tante piattaforme di distribuzione esistenti: infografiche per i social di tipo visivo (come Pinterest o Instagram), video per YouTube e simili, podcast per iTunes, Spreaker, SoundCloud e via discorrendo.

Social networks

Ogni tipo di contenuto ha un social più adatto per essere pubblicato.

E l’aspetto positivo è che ognuno di questi contenuti “figli” può contenere un link al contenuto “padre”, in modo da aumentare il traffico sulle pagine del tuo blog.

Di un buon post, insomma, non si butta proprio via niente!

6. Promuovi i tuoi contenuti

Un bel film di cui nessuno parla probabilmente non incasserà un dollaro, così come un bell’articolo di cui nessuno (a parte tu) sa nulla difficilmente genererà un ritorno di valore per te.

Ecco perché esistono i trailer e le recensioni dei film, ed ecco perché devi escogitare un modo per “pubblicizzare” i tuoi contenuti.

Un buon metodo è agire attraverso l’influencer marketing, ovvero individuare alcuni potenziali personaggi (gli influencer, appunto) che parlino al tuo stesso pubblico e che siano da esso riconosciuti come autorevoli e affidabili.

Influencer

Per il principio del passaparola e del “consiglio dell’amico”, se un tuo potenziale cliente si fida dell’influencer e questi gli “consiglierà” un tuo contenuto, molto probabilmente il consiglio sarà seguito ed il contenuto verrà letto.

Studia, dunque, lo scenario degli influencer relativi alla tua nicchia e trova un modo (coerente e organico) per “avvicinarli”, conquistare la loro fiducia (prima) e la fiducia del loro pubblico (poi), in modo da renderlo anche il tuo pubblico.

A volte basta anche un singolo “endorsement” nei tuoi confronti per far impennare le tue visualizzazioni.

7. Definisci i ruoli e ottimizza i processi di blogging

Chi si occuperà della scelta degli argomenti da trattare?

E chi studierà i competitor o le parole chiave?

Chi scriverà effettivamente gli articoli e chi realizzerà le grafiche?

Avrai ormai capito che un’attività di blogging costante ed efficace necessità di molteplici processi di lavoro, e non puoi lasciare questi aspetti al fato.

Organigramma

Naturalmente tutto va comparato alle proporzioni della tua attività o azienda: a seconda dei casi puoi avere un’unica persona che si occupi (compatibilmente con le sue umane capacità) di tutto questo, o avere ruoli specifici per ciascun aspetto, ad esempio un grafico, un videomaker, un copywriter, un editor, un social manager e via discorrendo.

Una regola che vale sempre: per realizzare un buon prodotto occorre investire in manodopera qualificata ed ottimizzare la filiera.

Adattando la metafora, il tuo blog non deve fare eccezione, quindi decidi subito chi farà cosa (e con quale retribuzione).

8. Stabilisci una cadenza per i tuoi contenuti

Un errore molto comune di chi si improvvisa blogger professionista: pubblico oggi, poi magari tra una settimana, poi chissà.

Un blog è come una serie TV: ha bisogno di una cadenza regolare per poter fidelizzare il suo pubblico (va bene, Netflix ha ridefinito un po’ le regole televisive facendo uscire un’intera stagione per volta, ma hai capito il senso!).

Se i tuoi lettori si aspettano l'”articolo del giovedì” (esempio totalmente a caso), non deluderli.

Piano editoriale

Ecco perché è necessario avere un calendario editoriale che consenta non solo di pianificare in anticipo quali contenuti verranno realizzati, da chi e con quali obiettivi specifici, ma anche quando e ogni quanto.

Se prevedi di non riuscire a coprire un post al giorno, opta per una cadenza più dilatata: anche un unico post alla settimana può bastare per iniziare, purché l’appuntamento sia improrogabilmente rispettato.

Ricorda: al giorno d’oggi un blog di successo non si improvvisa.

Mai.

Ma, tornando alla metafora sulle serie TV, con una buona strategia puoi essere come Netflix!

Blogging & Chill (Netflix-like image)

9. Scegli delle metriche per valutare il tuo blogging

Ultime ma non ultime: scegli le metriche attraverso le quali valuterai l’andamento della tua strategia di blogging.

Il blog è tuo, detti tu le regole: l’importante è che siano in linea con i tuoi obiettivi di marketing (leggasi: con ciò che vuoi ottenere).

Metriche (su un quaderno)

Vuoi più traffico? Più like? Più conversioni?

Scegli quali parametri utilizzare come cartina al tornasole della tua strategia.

L’importante è che i parametri siano quantificabili e misurabili numericamente: “traffico sul sito” non è una vera e propria metrica; “numero di visitatori al giorno” forse lo è.

Bonus: non smettere di studiare!

Proprio così.

Gli esami non finiscono mai, e avviare un’attività di blogging è come essere costantemente esaminati sull’efficacia del tuo blog.

E come si superano gli esami? Studiando, naturalmente!

Studio (ragazzo con penna e libro)

Gli algoritmi di Google, di Facebook o degli altri social cambiano costantemente, e così i mercati, i gusti e i comportamenti delle persone.

Una strategia che funziona oggi potrebbe non funzionare domani, un tool che oggi è gratuito domani potrebbe diventare a pagamento.

Ecco perché devi sempre stare al passo con le ultime novità e non smettere di perfezionare quanto sai già: ad esempio puoi restare sintonizzato su On The Rox, così sarai sempre aggiornato sulle nuove tendenze e potrai conoscere anche le strategie di blogging dell’ultima ora!

3 cose da non fare se vuoi avere un blog di successo

blog

Il web è pieno di consigli su cosa fare per rendere il tuo blog più appetibile e competitivo.

Proprio per questo ci siamo chiesti: sarà utile scrivere un ulteriore articolo che parli di tutta l’attrezzatura necessaria per scalare il monte Google? E se ti dicessimo invece cosa non devi assolutamente fare?

Dal titolo avrai capito cosa abbiamo deciso di (non) fare.

Oggi ti parliamo di 3 gravi errori che non devi commettere se vuoi che il tuo blog raggiunga ottimi risultati. Andiamo a scoprirli uno per uno.

“Intanto apro il blog, al perché poi ci penso”

La prima cosa da non fare se vuoi che il tuo blog abbia successo è aprire un blog.

Si hai letto bene.

Tranquillo non siamo impazziti, vogliamo solo farti ragionare.

Tutto sarà più chiaro ponendoti questa domanda: prima di aprire un blog, ti sei chiesto perché lo stai facendo?

Pensi sia una domanda banale? Fidati, non lo è affatto!

blog

La maggior parte dei “diari sul web” vengono creati riflettendo pochissimo sulle motivazioni per le quali lo si fa. Questo, invece, dovrebbe essere il requisito essenziale per muovere anche un solo passo nell’universo dei bit.

Prima di comprare il dominio, configurare WordPress, scegliere un tema che “spacca” assicurati di esserti prima domandato:

  • quali sono i miei obiettivi?
  • posso raggiungerli con il blog?
  • è lo strumento più adatto oppure ce ne sono altri che mi permetterebbero di raggiungere i miei scopi in minor tempo e con meno sforzo?

Il blog non è una passeggiata di salute. Richiede impegno, continuità e tanto tanto lavoro!

Prima di lanciarti in quest’avventura chiediti dove vuoi arrivare e se il blog può portarti lì.

“I miei contenuti sono rivolti a donne e uomini che vanno dai 18 ai 65 anni”

Passiamo adesso alla seconda importantissima cosa da non fare se vuoi che il tuo blog abbia successo: non sparare nel mucchio.

Fare comunicazione senza prima pensare a chi rivolgersi è come voler parlare di smalti per le unghie al proprio fidanzato…non è il massimo no?

Prima di iniziare a scrivere online devi farti ancora qualche domanda:

  • le persone a cui voglio mostrare i miei contenuti sono online?
  • con che tipo di comunicazione posso attirare la loro attenzione?
  • che linguaggio devo utilizzare per far si che il mio lettore non rimanga sulla pagina meno di cinque secondi?

Non esiste una vera e propria regola. Ogni strategia di comunicazione dipende dallo specifico contesto e dalle persone che si vogliono raggiungere. E’ ovvio che se decidi di mettere in piedi un blog che parla di nanotecnologie, ti rivolgerai ad appassionati o esperti del settore. Di conseguenza il linguaggio che andrai ad utilizzare sarà sicuramente più tecnico di quello, per esempio, di un food blog.

Il consiglio è:

Non parlare a tutti, parla a chi è interessato ad ascoltarti!

“Che ci vuole a scrivere un paio di articoli a settimana?”

Ed ecco l’ultima, forse più importante, cosa da non fare se vuoi fare blogging responsabilmente: non pensare che sia una passeggiata!

Per scrivere regolarmente contenuti di valore, ti devi fare il mazzo!

Ma questa fatica, a quanto tempo corrisponde? Secondo la 4th Annual Blogger Survey il tempo medio di produzione di un post su un blog è il seguente:

blog

Pubblicare regolarmente articoli di valore e rilevanti per il tuo pubblico non è affatto semplice. Inoltre, per essere coerente con la tua strategia e arrivare a raggiungere gli obiettivi che ti sei prefissato, dovrai seguire questi step prima di iniziare a scrivere:

  • pensa ad un intervallo di tempo di media lunghezza: per esempio di sei mesi;
  • chiediti quali macro argomenti potresti affrontare in questo intervallo;
  • cerca di tradurre gli argomenti in articoli con i quali affrontare i vari temi che li compongono;
  • una volta deciso quanti e quali articoli vuoi elaborare, segna tutto su un calendario.

Non sapendolo, hai appena realizzato un piano editoriale. Sei emozionato? Ti capiamo benissimo: la prima volta non si scorda mai!!

Ora guardalo bene e fatti due calcoli: sei sicuro di poter affrontare tutta questa mole di lavoro?

Se pensi di si, allora sei pronto a cominciare!

 

 

 

 

La SEO spiegata facilmente in 7 punti

Google scritto con luci al neon

Se sei sul web non puoi ignorarla: è la SEO, e sono qui per dirti cos’è e come utilizzarla nel modo giusto.

Preparati per tutto ciò che avresti sempre voluto sapere sulla SEO (ma che non hai mai osato chiedere).

Cos’è la SEO

Non preoccuparti se non ne hai sentito mai parlare o se non ne sai abbastanza: per tua fortuna non appena avrai finito di leggere questo articolo potrai affermare con fierezza “Sì, so cos’è la SEO e come funziona!”.

E non per fare il figo ma perché la SEO ti serve.

SEO

Inizio subito dalla definizione, che poi si auto-esplica analizzando l’acronimo:

Search Engine Optimization, vale a dire ottimizzazione per i motori di ricerca.

Più a fondo, la SEO è un insieme di pratiche e di accorgimenti che consentono di aumentare la visibilità dei tuoi contenuti all’interno dei motori di ricerca, in relazione a ciò che un utente cerca.

Visto? Nulla di complicato.

That’s it, come dice Montemagno alla fine dei suoi video. Solo che io ho appena cominciato, quindi… continua a leggere.

Cosa fa la SEO

Immagina di avere una potente tecnologia in grado di far trovare a chi cerca qualcosa esattamente quello che gli serve.

Come dici? Questa tecnologia esiste già?
Bene, volevo vedere se eri attento: sto parlando proprio dei motori di ricerca!

SEO

Il più famoso e il più utilizzato di tutti ovviamente è Google (almeno nei cosiddetti Paesi Occidentali, perché per gli altri mercati il discorso cambia), quindi il più delle volte si intende con SEO l’ottimizzazione rispetto a Google, ma il principio può valere per qualsiasi motore di ricerca più o meno diffuso, a seconda dei casi: ad esempio negli U.S.A. è molto usato anche Bing mentre in Russia e dintorni esiste Yandex.

Ma il discorso non riguarda solo la posizione geografica: esistono motori di ricerca per l’e-commerce, per il mercato immobiliare o per i settori più disparati.

Tutto sta nel conoscere i meccanismi generali e quelli di ciascun motore specifico a seconda dei propri obiettivi, però sapere come farsi amico Google è sicuramente il “grado zero” della SEO, un vantaggio imprescindibile.

La SEO è quindi ciò che ti fa bello agli occhi di Google. Ok, di Google o del motore di ricerca specifico: vedo che sei attento, ma in questa sede per semplicità mi occuperò principalmente della SEO “per eccellenza”, ossia quella per la nota azienda californiana.

SEO

La SEO non è una scelta: se vuoi promuoverti sul web la devi fare, pena l’annullamento dei tuoi sforzi (anche economici).

Ma puoi stare tranquillo: non è così complicata come può apparire.

Quello che mi preme è farti capire a cosa ti serve.

Poi ti spiegherò come si fa.

Perché è fondamentale la SEO

La SEO consente al tuo sito di dialogare in maniera coerente con Google: favorisce dunque la possibilità che chi cerca qualcosa inerente al tuo settore o alla tua attività ti trovi per primo.

Questo vuol dire che un lavoro di SEO fatto bene farà sì che se ti occupi, ad esempio, di canne da pesca in bambù, quando qualcuno cercherà su Google “canne da pesca in bambù” gli compaia nella SERP, ossia nella pagina dei risultati (da Search Engine Results Page), proprio il tuo sito, il più vicino possibile ai primi risultati.

Se non proprio al primo posto.

Puoi immaginare quale grandiosa e preziosa risorsa quindi la SEO rappresenti per te.

Perché è davvero fondamentale la SEO

Sul serio: la SEO è fondamentale.

A questo punto lo avrai capito, ma mi spingo ancora un pochino oltre prima di spiegarti come si fa.

Sul web non funziona come nei vecchi elenchi telefonici o pagine gialle: non c’è l’ordine albabetico.

Sui motori di ricerca l’ordine è gerarchico: chi compare prima, vince.

Questo perché su Internet la soglia di attenzione è bassissima: in genere, quando qualcuno cerca un’informazione la vuole trovare subito, senza perdere tempo.

Se qualcun altro che vende canne da pesca di bambù si posiziona prima di te è più probabile che un potenziale acquirente andrà sul suo sito anziché sul tuo, e magari comprerà da lui anziché da te.

Ecco perché è fondamentale usare la SEO per posizionarsi tra i primi posti e soprattutto nell’agognata Pagina 1 della SERP.

Ed ecco perché sono felice che tu stia leggendo questo articolo, ma prima una importante precisazione.

Cosa non è la SEO

Wow, fantastica ’sta SEO!

Voglio applicarla subito!
Ottimo entusiasmo, ma prima è utile che tu sappia cosa non è la SEO.

La SEO non è una formula magica.

Non è una serie di trucchetti o di scorciatoie.

Non si fa giocando sporco né barando.

La SEO è un insieme di pratiche per favorire un buon posizionamento, per aumentare le probabilità che Google ci piazzi tra i primi risultati: nessuno, a parte chi lavora per Google, sa come funzionino esattamente i suoi algoritmi, ma tutta la SEO si basa su studi empirici comprovati.

La SEO non è un interruttore che all’accensione ti garantisce all’istante un traffico da paura: è un insieme di aspetti di cui tener conto, un modo di procedere che premia sul lungo periodo (o comunque dopo un po’ di tempo).

SEO

Devi avere pazienza ed evitare categoricamente di barare.

Google, infatti, sa essere un giudice piuttosto severo: premia la coerenza, punisce e penalizza fortemente l’incoerenza.

Se cerchi una serie di escamotage per forzare la SEO o per imbrogliare perdi solo tempo: qualsiasi falla si possa trovare nel misterioso, “magico” algoritmo da sfruttare a proprio vantaggio sarà di sicuro qualcosa di temporaneo, prontamente aggiustato dagli sviluppatori.

Si parla persino di “Black SEO”, vale a dire, appunto, l’applicazione di vari trucchi per scavalcare gli altri e piazzarsi primi in maniera rapida e scorretta… con la conseguenza che Google prima o poi se ne accorgerà e ti squalificherà, collocandoti a pagina numero Vattelappesca.

Ricorda: Google dà, Google toglie.

Hey, su con la vita! Non volevo spaventarti: ora che sai cosa non va fatto, impara  a fare la SEO!

Come si fa la SEO

Eccoci al sodo: ne abbiamo parlato tanto, finalmente vediamo come fare SEO per bene!

Qui ci sono alcune best practice da seguire affinché il tuo sito aumenti le probabilità di comparire tra i primi risultati di ricerca quando qualcuno cercherà parole-chiave attinenti al tuo ambito.

1. Impara come funzionano i motori di ricerca

Non puoi fare una buona SEO se non sai come funzionano i motori di ricerca, giusto?

Il principio generale è semplice: un utente inserisce sul motore di ricerca una cosiddetta chiave (o parola-chiave o keyword) di ricerca (nel nostro esempio una chiave di ricerca potrebbe essere “canna da pesca” o anche “canna da pesca in bambù” o ancora “canna pesca bambù”, con o senza virgolette), e nel giro di frazioni di secondo il motore genera in tempo reale una SERP nella quale mostra all’utente i risultati considerati migliori.

Che si intende con migliori?

Ci torno su al punto 4.

Quello che voglio farti capire in questo momento è che non esistono posizionamenti assoluti e fissi, ma che il posizionamento dipende sempre e comunque dalle keyword ricercate e da tantissimi altri fattori.

Fare SEO significa, in pratica, intervenire in questi fattori, ove possibile.

2. Pensa come penserebbe chi ti cerca (e non pensare come Google)

Va bene: le regole della SEO tecnicamente le dettano i motori di ricerca, Google in primis.

Ma Google sa di non essere altro che uno strumento “in mano” (letteralmente, se usato da smartphone o tablet) a delle persone, per cui la SEO va fatta pensando al tuo visitatore potenziale, vale a dire una persona.

SEO

Cosa fa chi ti cerca?

A cosa è interessato?

Quali parole-chiave cercherà?

Da quali dispositivi è più probabile che ti cerchi?

Queste e altre sono le domande che dovrai porti e, di conseguenza, ciò che ti spingerà a giocare d’anticipo, realizzando contenuti ad hoc per il tuo lui o lei potenziale.

E veniamo quindi al punto 3.

3. Cura i tuoi contenuti: parole-chiave, tag, leggibilità

Ormai dovrebbe esserti chiaro: la SEO è per le persone, non per Google.

Google non fa altro che premiare chi fa buona SEO, cioè chi fa sì che le persone trovino esattamente ciò che vogliono.

Tu dovrai quindi avere ben chiaro il tuo pubblico ideale, o se preferisci le tue buyer personas (o anche reader personas), e anticipare le sue mosse curando i tuoi contenuti in maniera consapevole.

Perché è attraverso i contenuti (pubblicati sul tuo bel sito con il tuo bel blog, mi auguro) che il tuo cliente potenziale ti troverà e valuterà se vale la pena rimanere tra le tue pagine o se le promesse non sono state mantenute.

Quindi la SEO la fai già a partire dai tuoi contenuti.

Attraverso una serie di accorgimenti (sia concettuali che tecnici) potrai rendere i tuoi articoli particolarmente pregevoli agli occhi di Google, che pertanto “sarà felice” di presentarli a coloro che cercano proprio ciò di cui parli tu.

SEO

Da un punto di vista tecnico, in fase di scrittura i tuoi articoli dovranno dunque avere le keyword giuste (quelle, cioè, che ti collegano sia al tuo ambito di riferimento sia a ciò che l’utente cercherà), disseminate in maniera ragionevole (né troppo, né troppo poco) lungo il testo, e dovranno avere una controparte meta-testuale in grado di descrivere per bene ciò di cui essi parlano.

Che vuol dire meta-testuale?

Un testo è “meta” quando parla di un altro testo.

Nel caso specifico, una pagina di un sito web (ad esempio un articolo) è costituito dall’insieme di due parti: il contenuto, vale a dire ciò che il lettore-utente vede, e il codice attraverso il quale è scritto, ossia ciò che vede il browser (come Chrome o altri) e che “traduce” in forma visiva.

Non spaventarti per tutti questi tecnicismi: ti basti sapere che intervenendo manualmente in alcune descrizioni meta-testuali dei tuoi contenuti – i cosiddetti tag – renderai più chiara agli occhi di Google la struttura e il significato (o semantica) dei tuoi testi, consentendogli di indicizzarti in maniera corretta.

Un tag, ad esempio, è ciò che delimita la porzione di testo che comparirà all’utente come titolo, come paragrafo, come grassetto, come corsivo e via discorrendo.

La tua fortuna è che oggi non sei tenuto ad essere un esperto web designer o informatico per poter intervenire su tali tag: attraverso numerosi plug-in i cosiddetti CMS (Content Management System, vale a dire piattaforme come WordPress, Joomla e simili) ti consentono di modificarli facilmente.

 

Scrivi testi avvincenti e visivamente scorrevoli

SEO

Un altro accorgimento che mi preme segnalarti riguarda la scorrevolezza dei tuoi contenuti. Usa una scrittura persuasiva e snella (tramite grassetti, paragrafi brevi, elenchi puntati e così via), che invogli a leggere fino alla fine: aumenterai il tempo di permanenza sulle tue pagine, un fattore decisamente rilevante per la SEO.

Insomma, per una buona ottimizzazione il copywriting gioca la sua parte.

Inserisci immagini e ottimizzane l’indicizzazione

Un testo, specie se lungo, è più leggibile se arricchito da qualche supporto visivo: usa un numero ragionevole di immagini da disseminare nei tuoi contenuti.

Ma non finisce qui. Le immagini che inserisci, affinché siano meglio indicizzate da Google, essendo visive e non testuali possono avvalersi di due cose che invece testuali lo sono: il nome e, anche qui, le meta-descrizioni.

Il primo aspetto è abbastanza intuitivo: meglio inserire un’immagine con un nome descrittivo (ad esempio “Canna-da-pesca.jpg”) rispetto ad un generico “DSC_0872.jpg”.

Sulle meta-descrizioni valgono i principi relativi ai tag, facilmente modificabili tramite i CMS. Fa’ attenzione soprattutto all’attributo alt-tag: è ciò che consente a Google, oltre che ai non vedenti, di “leggere” il contenuto dell’immagine, quindi quanto più sarai specifico nel descriverla in questa sede, meglio sarà per tutti.

SEO

Infine, usa il più possibile immagini leggere per non appesantire il tuo sito.

E se non sono leggere niente panico! Ci sono fiumi di tool gratuiti anche online per comprimere le immagini, come Tinyjpg.com.

Il web, che cosa grandiosa!

4. Sii coerente

Il principio base di tutta la SEO è la coerenza: dalla scelta delle keyword sulle quali impalcare i tuoi contenuti fino all’ottimizzazione degli stessi in termini di scrittura, leggibilità, scorrevolezza, presenza di immagini ben descritte e quant’altro, se tradisci te stesso ti tradisci anche agli occhi di Google.

Se hai scelto di occuparti di un determinato argomento, quindi, non deviare dal tracciato ma insisti su tutto ciò che è ad esso collegato, valorizzando il posizionamento strategico delle parole-chiave principali, utilizzandone altre ad esse connesse (se scrivi di canne da pesca ad esempio puoi parlare anche di ami, esche, migliori laghi dove pescare, consigli su quali tipi di lenza usare e così via), attivando il tuo pensiero laterale e la tua creatività per prevedere e anticipare i desideri e i bisogni del tuo lettore-utente-acquirente potenziale.

Questi, comunque, non sono che alcuni dei molti accorgimenti che puoi prendere in nome della coerenza per favorire la SEO.

Ricorda: i contenuti migliori sono quelli più coerenti rispetto a ciò che l’utente cerca e a ciò che tu gli puoi offrire.

Ed ora qualche aspetto leggermente più tecnico.

5. Due cose che devi conoscere: i file Sitemap e Robots

Anche qui ti lascio qualche input un po’ più da “smanettone”, ma nulla che non si possa imparare: ogni sito ben ottimizzato in ottica SEO deve avere un file Sitemap.xml e un file Robots.txt.

In breve: sono file che dicono a Google, rispettivamente, com’è fatta la struttura del proprio sito (non a caso sitemap, mappa del sito) e quali percorsi analizzare e quali no.

SEO

Google, infatti, invia periodicamente dei “robottini virtuali”, detti anche spidercrawler (che per l’appunto danno l’idea di qualcosa che striscia, che esplora ogni anfratto), al fine di analizzare i siti per poi indicizzarli. Bene: con il file Robots.txt dite a Google “Qui puoi andare, qui no”, ad esempio se avete pagine che non devono comparire all’utente finale o che non volete appaiano tra i risultati di ricerca.

Indovina? Anche in questo i CMS ci vengono in aiuto.

Bello, eh?

6. Occhio ai link e agli anchor texts

Regola d’oro: se vuoi garantire una SEO corretta evita i link evidenziati da frasi del tipo “clicca qui” o i “scopri di cosa parlo”, tipici dei primi anni del vuvuvù.

Rendi i testi dei tuoi link (gli anchor-text, vale a dire le parole “cliccabili” che rimandano ad altre pagine) il più possibile auto-esplicanti e pertinenti.

“Clicca qui” non significa di fatto nulla e agli occhi di Google questo non sarà di certo un elemento premiante.

7. Favorisci i link da altri siti più autorevoli

Ultimo, ma non ultimo, dei fattori premianti in termini di SEO per il tuo sito: la popolarità. Ricevere in ingresso dei cosiddetti backlink di qualità, ossia siti esterni autorevoli che puntano al tuo sito, è un indice di popolarità.

Con “autorevole” si intende un sito a sua volta ben ottimizzato che può, quindi, di riflesso gettare buona luce sul tuo, contribuendo al tuo ranking (ossia al tuo punteggio).

Occhio, ché anche qui esistono delle pratiche scorrette: punta sempre al ricevere backlink da siti pertinenti e, per l’appunto, ben posizionati in termini di SEO.

Come si fa a scoprire se un sito è ben posizionato?

Dai, ti svelo anche questo segreto: puoi usare dei tool come Woorank.

Non c’è di che.

L’estrema sintesi di una buona SEO

Insomma, nel digital marketing c’è chi sintetizza tutto ciò che ti ho detto in un’unica frase: il modo migliore di fare SEO è non pensare alla SEO.

Certo, un po’ semplicistico e provocatorio ma rende l’idea: il concetto è che se scrivi in maniera coerente e corretta sarai automaticamente portato a scrivere contenuti validi, quindi usando le giuste keyword in maniera ragionevole, linkando a siti autorevoli, stando attento alla scorrevolezza e alla struttura dei testi, alle meta-descrizioni e così via.

Fine? No: il tuo viaggio nella SEO è appena cominciato

Ora però devo farti un’ammissione: in apertura ti avevo promesso tutto ciò che c’è da sapere sulla SEO, ma pur di citare Woody Allen mi sono lasciato prendere un po’ la mano.

Poiché il discorso è tutt’altro che finito.

Sebbene questo sia stato un excursus sui pilastri della Search Engine Optimization (soprattutto quella on page) che spero ti sarà utile, è impossibile dire tutto sulla SEO in un unico articolo, tant’è vero che sull’argomento sono stati scritti centinaia di libri.

SEO

Ma mi faccio perdonare: se continuerai a seguire On The Rox potrai scoprire sempre più aspetti legati alla SEO e ricevere ulteriori consigli su come farti bello agli occhi di Google.

E se piaci a Google arrivi ai tuoi clienti per primo.

Se ancora non sei convinto dell’importanza di posizionarsi in cima mi gioco l’ultima carta, ossia la prima delle 22 immutabili leggi del marketing:

È meglio essere i primi che meglio degli altri.